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Cinque Mostre
dal 27/2/2010 al 15/5/2010
mart-sab 14-19

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27/2/2010

Cinque Mostre

Galleria Continua, San Gimignano (SI)

Chen Zhen crea un paesaggio in cui tutti gli oggetti sono completamente coperti ed incrostati di terra a formare un giacimento pietrificato; Purification Room e' l'ultimo lavoro di questa serie, realizzato nel 2000. La nuova opera che Berlinde De Bruyckere espone si intitola Elie e raffigura una figura maschile in cera; l'artista non concede niente alla narrazione, lasciando il corpo dell'uomo volutamente incompleto, in attesa di pietas e di riscatto. Temporundum Continuo e' il nuovo progetto di Luca Pancrazzi, realizzato in collaborazione con Steve Piccolo, che porta al centro della riflessione uno dei temi cardine del lavoro dell'artista: la relazione col tempo. Minimalista e rigoroso, sperimentatore e visionario Arcangelo Sassolino esplora attraverso le sue opere le forze che regolano il funzionamento e i meccanismi interni delle macchine industriali. 'A Riffraff' di Nedko Solakov presenta una serie di nuove opere e una selezione di lavori realizzati tra il 1988 e il 1991. Solakov pone tutt'oggi al centro del suo lavoro alcune necessita': rendere tangibile e visibile cio' che non lo e', illustrare i temi del subconscio, tramandare miti e fiabe, raccontare speranze e desideri.


comunicato stampa

Chen Zhen
Purification Room

Copro di terra uno spazio e tutti gli oggetti che vi si trovano. E’ una specie di “tomba monocroma”. Piuttosto che scavare alla ricerca di oggetti del passato come gli archeologi, il mio lavoro consiste, al contrario, nel mostrare alle persone oggetti di oggi che saranno ritrovati nel futuro… E’ una sorta di archeologia del futuro… (Chen Zhen)

Chen Zhen utilizza questo procedimento in una serie di lavori a partire dal 1991 con A World in / out of the World, Light of Confession (1993), Future Archeology (1995), Champ de désinfection (1995). Purification Room è l’ultimo lavoro di questa serie, realizzato nel 2000.

Chen Zhen, utilizzando il processo naturale di accumulazione della terra, che lentamente e ineluttabilmente copre le cose e gli esseri un tempo animati, crea un paesaggio in cui tutti gli oggetti sono completamente coperti ed incrostati di terra, a formare un giacimento pietrificato.

Chen Zhen usa la terra come elemento in grado di purificare il mondo, di preservare il presente e consegnarlo al futuro. Gli oggetti vengono ricondotti alla natura, in un luogo silenzioso dove il tempo sembra sospeso. Spiega Chen Zhen: “I materiali naturali che utilizzo nelle mie opere (acqua, sabbia, terra, cenere, ecc)- immagine dell’essenza, della nascita, della sorgente dalla quale gli oggetti provengono, ma anche luogo dove tornano dopo aver circolato nella società- sono degli elementi purificatori per sacrificare questi stessi oggetti, … I materiali naturali sono lì per purificare gli oggetti dopo il loro utilizzo; per sublimare uno spirito latente; per provocare un nuovo destino alla fatale conclusione di questi oggetti”.

Chen Zhen è nato a Shanghai in Cina nel 1955. Nella città natale frequenta la Fine Arts and Craft School il Drama Institute dedicandosi alla scenografia. Trasferitosi a Parigi, tra il 1986 e il 1989 frequenta l’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts e l’Institut des Hautes Etudes en Arts Plastiques (del quale diviene poi insegnante). La sua attività artistica è costellata di riconoscimenti internazionali e borse di studio. Ha partecipato ad un centinaio di mostre personali e collettive nel mondo, diventando una figura importante nella scena artistica internazionale.

Nel 1990 espone la sua prima serie di installazioni a Parigi; da quel momento si è interamente dedicato alla ricerca artistica attraverso tre grandi periodi importanti per la sua esperienza e la sua concezione artistica: la Rivoluzione Culturale, la Riforma della Cina e l’esperienza nel mondo occidentale. Il suo lavoro si occupa della relazione tra l’uomo, la natura e gli oggetti, dell’incomprensione e dell’incomunicabilità tra gli uomini e, infine, della meditazione e della terapia. Ma il suo lavoro si interessa anche dell’architettura e dell’urbanizzazione su scala globale. Muore a Parigi nel 2000.

Tra le numerose esposizioni che hanno visto protagonista l’opera di Chen Zhen ricordiamo: Field of Waste, The New Museum of Contemporary Art, New York, USA (1994, mostra personale); Fu Dao/Fu Dao, Upside-down Buddha – Arrival at Good Fortune, CCA – Center for Contemporary Art, Kitakyushu, Giappone (1997, mostra personale); Jue Chang/Fifty Strokes to Each, Tel Aviv Museum of Art, Helena Rubinstein Pavilion for Contemporary Art, Tel Aviv, Israele (1998, mostra personale); dAPERTutto/APERTO overALL/APERTO parTOUT/APERTO, 48 ° Biennale di Venezia, Venezia (1999); Chen Zhen, In Praise of Black Magic, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Turino (2000, mostra personale); Six Roots, Museum of Contemporary Art, Zagrabria, Croazia (2000, mostra personale); Chen Zhen, Serpentine Gallery, London, UK (20001, mostra personale); Chen Zhen. Metaphors of the Body, National Museum of Contemporary Art, Atene, Grecia (2002, mostra personale); Chen Zhen: a Tribute, P.S.1, New York, USA (2003, mostra personale); Chen Zhen, Silence Sonore, Palais de Tokyo, Parigi, Francia (2003, mostra personale); The Body as Landscape, Kunsthalle,Vienna, Austria (2007, mostra personale); Il corpo come paesaggio, MaRT, Rovereto (2008, mostra personale); Fare mondi, 53° Biennale di Venezia, Venezia (2009).

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Berlinde De Bruyckere
Elie

Galleria Continua ha il piacere di presentare Elie, una nuova mostra personale di Berlinde De Bruyckere, una delle figure più significative del panorama artistico internazionale.

La partecipazione nel 2003 alla 50° Biennale di Venezia segna per Berlinde De Bruyckere l’inizio di una carriera artistica in costante ascesa che la vede protagonista di esposizioni in luoghi prestigiosi come la 3° Biennale di Mosca, la Kunsthalle di Düsseldorf (Germania); La Maison Rouge, Fondation Antoine de Galbert (Francia); la 4° Biennale di Berlino. Le sue opere sono incluse in importanti collezioni permanenti: il Kunst Museum Luzern in Svizzera, la De Pont Foundation in Olanda, la Fondazione Sandrettto Re Rebaudengo a Torino, lo SMAK - Stedelijk museum voor actuele kunst di Gent in Belgio, il Kiasma Museum a Helsinki, il Museum of Old and New Art in Tasmania.

Il cammino espressivo attraverso il quale ci conduce l’artista belga nasce dall’esigenza di indagare a fondo la condizione umana. Le sculture di Berlinde De Bruyckere si offrono come immagini di un dolore archetipo, come riflessioni su tematiche su cui l’umanità si confronta da sempre: la sofferenza, la solitudine, la morte, il ricordo.

La nuova opera che Berlinde De Bruyckere espone in questa mostra si intitola Elie e raffigura una figura maschile in cera. La rappresentazione realistica di certi dettagli -il colore livido della pelle, il volume plastico dei muscoli, fino al disegno fitto che traccia un reticolo di vene ed arterie- svela l’attitudine dell’artista ad uno studio attento della figura umana, della sua anatomia e della postura. Ma la scultura di Berlinde De Bruyckere non concede niente alla narrazione, l’artista lavora piuttosto per sottrazioni e intersezioni, e così la lezione accademica si interrompe, lasciando il corpo dell’uomo volutamente frammentario e incompleto, in attesa di pietas e di riscatto.

Berlinde de Bruyckere nasce a Gent nel 1964, città dove vive e lavora. Berlinde De Bruyckere lavora sulle sculture utilizzando la cera, il legno, la lana, la pelle ed i crini di cavallo. Modella delle figure intense che suggeriscono forme, umane ed animali, deformate. Queste figure sono spesso impersonali e frammentarie. La sofferenza, l’universo ricolmo di dolore dei lavori di De Bruyckere hanno attirato l’attenzione del mondo dell’arte internazionale all’inizio degli anni ’90. In questa prima fase della sua carriera, l’artista ha costruito dei rifugi, delle strutture precarie, transitorie, fatte di stracci intessuti, di pile di letti metallici e di coperte; una riflessione sulla disperata ricerca umana del rifugio e della protezione. La produzione di De Bruyckere oggi si caratterizza per l’esplorazione degli opposti: la vita che vince sulla morte, la capacità dell’amore di redimere la violenza e le paure, il corpo violentato che simultaneamente si svela e si nasconde. Cariche di forza materiale e di sensualità, le sue sculture realizzate in cera o pelle di cavallo descrivono un mondo fatto di vittime e di orrori, ma anche di dignità umana, redenzione ed amore. Numerose le mostre a cui Berlinde De Bruyckere ha preso parte negli ultimi anni, tra queste ricordiamo le personali Berlinde De Bruyckere, Luca Giordano. We are all flesh, Hauser & Wirth (Old Bond Street), Londra, UK, Berlinde De Bruyckere in dialogue with Benedetto Da Maiano (1442-1497), Spedale di Santa Fina, San Gimignano realizzate nel 2009 e le mostre collettive Disembodied, Aspen Art Museum, Aspen, (USA), 2010; Moscow Biennial, Mosca (Russia), 2009; In-finitum, Palazzo Fortuny, Venezia, 2009; Silence, Kunstmuseum Luzern, Lucerna (Svizzera), 2009; Le sort probable de l’homme qui avait avalé le fantôme, La Conciergerie, Parigi (Francia), 2009; UN-SCR-1325, Chelsea Art Museum, New York (USA), 2009; Damaged Romancticism: A Mirror of Modern Emotion, the Parrish Art Museum, Southampton NY (USA), 2009; Le Printemps de Septembre, MAMCO, Toulouse (Francia), 2009; Fatal Attraction: Diana and Actaeon, The Forbidden Gaze, Compton Verney, Warwickshire (Inghilterra), 2009; Assenze / Presenze>01, Museo Marino Marini, Firenze, 2009; Compass in Hand, MoMa, New York, (USA), 2009. Tra i progetti futuri: Mysterium, Leib, Berlinde de Bruyckere im Dialog mit Cranach und Pasolini, Kunstmuseum Moritzburg, Halle, Germania; Shape of things to come, Saatchi Gallery, Londra, UK; Prometheus', Kulturzentrum bei den Minoriten, Graz, Austria; Reference and Affinity, Museum of Art, Lucerne, Svizzera; The Surreal House, Barbican Centre, London, UK e una nuova personale alla Hauser&Wirth Gallery di Zurigo. Nel 2011, infine, Arter, Istanbul, Turchia e ACCA, Melbourne, Australia.

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Luca Pancrazzi
Temporundum Continuo

Galleria Continua ha il piacere di ospitare un nuovo progetto espositivo di Luca Pancrazzi, Temporundum Continuo, realizzato in collaborazione con Steve Piccolo.

Luca Pancrazzi ha partecipato a numerose Biennali tra cui quelle di Venezia, Mosca (sezione “Special Guests”), New Delhi, Montenegro e alla Quadriennale di Roma, nonché a mostre o collezioni quali Unicredit al Mambo di Bologna, PS1 e Whitney Museum of American Art at Champion, UBS, Museo Marino Marini di Firenze, Lenbachhaus Und Kunstbau di Munchen, GAM di Torino, Palazzo delle Papesse di Siena, Centro di Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, PAC di Milano, MART di Rovereto, confermandosi come uno degli artisti italiani internazionali.

L’opera di Luca Pancrazzi si mostra costantemente tesa a cogliere, attraverso l’esperienza dello sguardo, uno stadio costante della realtà. Essere di passaggio attraversando un paesaggio implica una messa a punto costante della percezione. Tutto intorno a noi è paesaggio, dall’immagine riflessa negli specchi a quella incorniciata attraverso i vetri del finestrino del veicolo di turno. La percezione costante, incessante dello scarto tra pensiero e visione si afferma come immagine-esperienza.

Temporundum Continuo, la mostra che Luca Pancrazzi concepisce per questa personale, porta al centro della riflessione uno dei temi cardine del lavoro dell’artista: la relazione col tempo. Il tempo cronologico scandisce il ritmo della nostra vita, un tempo fatto di attimi che spaccano i secondi e aprono la materia del tempo per superare il semplice sviluppo meccanico. A memoria di questo una serie di opere in forma di orologio saranno installate tutte insieme, in uno stesso ambiente, per spostare l’immagine di tempo su un piano metafisico e individuale. Gli orologi così utilizzati divengono archetipi di questo tempo nuovo e continuo.

In questa opera il vetro è la materia con la quale l’artista reinterpreta forme e contenuti; in questo senso Temporundum Continuo può essere collocata all’interno di una ricerca iniziata da Luca Pancrazzi nel 1997 con la prima opera del ciclo Carborundum, una Fiat Regata Turbodiesel funzionante ricoperta interamente di schegge di vetro e proseguita, successivamente, con una Renault Megan e, con la più recente Maseratirundum, una Maserati 4 porte rivestita di 800 kg di vetro che ha percorso le strade di Mosca guidata sino al luogo della sua rappresentazione. Oggetti usuali, archetipi della relazione spaziale con la quotidianità, questo ciclo di opere prende spunto da una interpretazione metafisica dello spazio e del tempo.

L’installazione è completata costruendo un percorso percettivo che viene introdotto da due installazioni audio costruite insieme al musicista Steve Piccolo. Sono state coinvolte persone da ambiti diversi a rispondere allo stimolo di due domande -immagina lo scorrere del tempo, utilizza il tuo corpo per riprodurre il suono, il rumore. Se tu fossi un orologio quale rumore farebbe il tuo meccanismo?- che hanno prodotto poi la registrazione delle risposte che forma la materia sonora delle due installazioni audio introduttive. I suoni prodotti sono stati montati come materia musicale in due distinte composizioni.

Insieme a Steve Piccolo e Gak Sato, Luca Pancrazzi ha formato dal 2003 un gruppo di lavoro denominato DeABC che ha realizzato diverse installazioni in musei e gallerie in Italia e all’estero. Lo scopo è di indagare i versanti estremi dell’arte e della musica componendo strutture audio a partire dall’analisi dello spazio del tempo e del luogo.

Luca Pancrazzi nasce a Figline Valdarno (Firenze) nel 1961. Vive e lavora tra Milano e la Toscana.
Il percorso creativo di Luca Pancrazzi ha visto l’utilizzo di molteplici strumenti linguistici: dalla pittura alla fotografia, dal video al suono alle sculture, fino alle grandi installazioni. Il tema centrale della sua ricerca è il processo creativo e la destrutturazione della realtà attraverso lo sguardo. Il superamento del limite tra dentro e fuori, lo sfalsamento del tempo e della percezione, scarti continui e variazioni seriali, questi gli elementi attraverso i quali l’artista indaga. L’osservazione della realtà, l’indagine sul territorio di matrice quasi antropologica non è mai restituita in modi oggettivi e documentari, ma è sempre mediata, rivista attraverso altri linguaggi, filtrata dalla memoria, e infine interiorizzata. Ne deriva un’acuta sensibilità per i problemi legati alla visione, alla costruzione, riproduzione e trasmissione delle immagini, come per la percezione e definizione delle coordinate di spazio e tempo nella realtà contemporanea. Una non-narrazione che gravita intorno ai concetti di centro e periferia, ai rapporti che si creano tra definizione del paesaggio urbanistico e processi di percezione dell’individualità. Tra le numerose mostre a cui Luca Pancrazzi ha preso parte, sia in Italia che all’estero, ricordiamo le più recenti: Glass Stress, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti – Palazzo Franchetti, Venezia (2009); Collectors' Choice I + II, ZKM, Karlsruhe, Germania (2009); Sphères, Galleria Continua / Le Moulin, Boissy-le-Châtel, Francia (2008); 15° Quadriennale d’arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma, (2008); Focus on Contemporary Italian Art, collezione permanente, MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna (2008); Aktuelle Positionen italienischer Kunst, Landesmuseum Joanneum Künstlerhaus Graz, Germania (2008); Fragile Beauty, glass in the focus of art, Stiftung museum kunst palast, Düsseldorf, Germania (2008); La città che sale. We try to build the future, Arcos, Benevento; MACRO, Roma (2007); Expérience Pommery, Domaine Pommery, Reims, Francia (2007); Camera con vista, Palazzo Reale, Milano (2007); COLLEZIONISMI, il mondo come voluttà e simulazione, Assab One, Milano (2007).

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Arcangelo Sassolino
Qui e Ora

Galleria Continua è lieta di presentare per la prima volta nei suoi spazi espositivi, con la mostra personale “Qui e ora”, l’artista Arcangelo Sassolino. Stimato internazionalmente dalla critica contemporanea, Arcangelo Sassolino, ha esposto in contesti prestigiosi: Mart di Trento e Rovereto (2005), Palais de Tokyo di Parigi con la personale Superdome (2008), Peggy Guggenheim Collection di Venezia (2009).

Minimalista e rigoroso, sperimentatore e visionario Arcangelo Sassolino esplora attraverso le sue opere le forze che regolano il funzionamento e i meccanismi interni delle macchine industriali. Avvalendosi anche della collaborazione di ingegneri, l’artista realizza sculture e apparati elettronici basati su un’estetica di equilibri spinti al limite: macchine minacciose che solcano cicatrici, freddi mostri silenti attraversati, inaspettatamente, dall’irruenza di un suono.

La ricerca dell’artista vicentino si confronta abitualmente con 3 elementi: la gravità, lo spazio, il tempo. I suoi poderosi totem in movimento si mostrano al di là di qualsiasi ipotizzabile metafora. L’aspetto performativo dell’opera di Arcangelo Sassolino mette in atto trasformazioni imprevedibili, e sono proprio queste infinite variabili asimmetriche, che provocano nel fruitore stati di ansia e di attrazione, di paura e curiosità.

Il titolo di questa mostra, “Qui e ora”, esprime l’essenza del lavoro di Sassolino: “Né creazione di energia, né distruzione della materia, ma caducità. La questione esistenziale rimane il cardine di ogni mio lavoro. E la caducità è onnipervasiva. …Nel frattempo c’è solo un rimando di memoria e un’estetica in attesa.”

“Qui e ora” ruota intorno ad una serie di coordinate che sono anche cifra dell’opera dell’artista: l’uso di processi e materiali industriali, l’alternanza di forze contrapposte (contrazione ed espansione), il valore visivo dell’influenza di un’azione sull’altra, la dimensione perturbante del suono.

Il percorso espositivo si compone di alcune opere inedite, progettate e realizzate appositamente per questa personale, opere recenti e disegni. Afasia 2, un serbatoio in acciaio caricato di idrogeno compresso a 250 atmosfere; Figurante, l’immagine di un centellinato divoramento che rimette in discussione il rapporto tra reale e immaginario, ed ancora, Piccolo animismo una nuova scultura dove pieno e vuoto scandiscono i ritmi primordiali del battito del cuore e del respiro. Queste alcune delle opere che ci conducono al centro della platea, dove Arcangelo Sassolino colloca Afasia 1. L’installazione si compone di una gabbia che delimita labilmente il confine tra noi, gli oggetti che racchiude e l’azione che si svolge. Lo spazio viene attraversato alla velocità di 900 km all’ora. Tra uno sparo e l’altro il fiato resta sospeso.

Arcangelo Sassolino nasce a Vicenza nel 1967, città dove vive e lavora. Dopo aver frequentato dal 1990 al 1995 la School of Visual Art di New York, continua a lavorare come designer presso l’industria di giocattoli della Casio di New York. Nel 1996 fa ritorno a Vicenza ed inizia la sua carriera artistica. Sassolino ha preso parte a numerose mostre, sia in Italia che all’estero, tra le più recenti ricordiamo: What You See is What You Get, FRAC, Rheims, Francia (2007); Ginnunggagap, 52° Biennale di Venezia, Venezia (2007); Forgotten Bar Project, Berlino, Germania (2008); Chateau de Tokyo / Palais de Fontainebleu, Fontainebleu, Francia (2008); Disarming Matter, Dunkers Kulturhus, Helsingborg, Svezia (2008); Superdome, Palais de Tokyo, Paris, Francia (mostra personale, 2008); Themes and Variations, Peggy Guggenheim Collection, Venezia (2009); Zweckgemeinschafft, Micamoca, Berlino, Germania (2009); Aspekte des sammelns, Essl Museum–Contemporary Art, Klosterneuburg, 
Austria (2009).

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Nedko Solakov
A Riffraff

Galleria Continua ha il piacere di annunciare A Riffraff, la nuova mostra personale dell’artista bulgaro Nedko Solakov.

Con uno stile ironico, metaforico e poli-semantico Nedko Solakov analizza il ruolo e le contraddizioni insite nel sistema dell'arte contemporanea, nei suoi meccanismi di comunicazione e nel suo schizofrenico rapporto con la società reale e la geopolitica culturale. Brevi narrazioni, aforismi, descrizioni comparate, giochi di parole, doppi sensi semantici che si insinuano nelle crepe e ai bordi di muri o si mimetizzano su carte da parati, sono gli elementi che caratterizzano il linguaggio dell’artista. Le immagini delicate e poetiche dei personaggi che popolano l’universo creativo di Solakov, sembrano racchiudere in se il nostro vivere quotidiano interrogandoci in modo sottile sulI'autorità costituita, sulla percezione e sulla stessa esistenza umana.

Il titolo della mostra -A Riffraff (letteralmente ‘gentaglia, feccia’)- si presenta ironico e pungente, come i tratti dell’opera di Nedko Solakov. Per questo progetto espositivo l’artista accompagna la presentazione di nuove opere con la selezione di una serie di lavori realizzati tra il 1988 e il 1991. Si tratta di dipinti ad olio su tela o tecnica mista su tela che si presentano per lo più composti in polittici, anche se non mancano esempi dove il racconto si sviluppa su un’unica tela. In entrambi i casi si conferma il carattere narrativo che caratterizza il lavoro di Nedko Solakov: ogni singola opera racconta una storia che si articola nel susseguirsi e nell’incrociarsi di eventi, personaggi, frammenti di mondi.

A Riffraff offre al pubblico l’opportunità di approfondire la conoscenza di un periodo importante nel percorso dell’artista. Come scrive, infatti, Iara Boubnova nel testo critico pubblicato nel catalogo ‘Nedko Solakov, Earlier Works’ “, il 1988 segna un punto di maturazione e di svolta nella ricerca artistica di Nedko Solakov: “Qui vediamo che le cose sono cambiate, che l’artista ha abbandonato la posizione contemplativa per un coinvolgimento attivo, abbracciando tutti gli elementi, storici e biografici, come parte vitale del presente … In queste opere, singole tele si fondono dentro una, commenti isolati fluiscono in narrativa e la battaglia, con e per appropriarsi dell’arte pittorica, tende la mano verso armi mai avute prima, come il collage, gli oggetti e un numero crescente di parole scritte”.

L’intensità che caratterizza questo corpus di opere scaturisce da alcune necessità che Solakov pone tutt’oggi al centro del suo lavoro: rendere tangibile e visibile ciò che non lo è; illustrare i temi che popolano il nostro subconscio; tramandare miti e le fiabe; raccontare speranze e desideri, sia che si presentino come confessioni personali che come commenti a questioni sociali.

Sin dai primi anni Novanta Nedko Solakov (nato nel 1957 a Tcherven Briag, Bulgaria, vive a Sofia) ha partecipato a numerose esposizioni sia in Europa che negli Stati Uniti. Il suo lavoro è stato presentato a Aperto ‘93 (Biennale di Venezia); alla 48°, 49°, 50° e 52° Biennale di Venezia; alla 3°, 4° e 9° Biennale di Istanbul; alla Biennale di São Paulo ‘94; a Manifesta 1, Rotterdam; alla 2° and 4° Biennale di Gwangju; alla 5° Biennale di Lione, a Sonsbeek 9, Arnhem, alla 4° and 5° Biennale di Cetinje e alla prima Biennale di Lodz, alla 7° Biennale di Sharjah, Emirati Arabi, alla 3° Biennale di Tirana, alla 2° Biennale di Siviglia, alla 2° Biennale di Mosca, a Documenta 12; alla 16° Biennale di Sydney e a Prospect 1, Biennale di New Orleans. Recentemente ha avuto mostre personali al Museu do Chiado, Lisbona; Stichting De Appel, Amsterdam; CCA Kitakyushu, Giappone; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid, Israel Museum, Gerusalemme, al Centre d’Art Santa Monica, Barcelona, alla Kunsthaus di Zurigo, al Castello di Rivoli, Torino e alla Sofia City Art Gallery. Nel 2003-2005 un’ampia retrospettiva "A 12 1/3 (and even more) Year Survey" è stata presentata al Casino Luxembourg, Rooseum Malmoe e O.K Centrum Linz. Nel 2008-2009 il progetto "Emotions" è stato esposto al Kunstmuseum Bonn, Kunstmuseum St. Gallen e Mathildenhoehe, Darmstadt. Tra i progetti futuri le personali alla Ikon Gallery, Birmingham; S.M.A.K., Gent e Fundação de Serralves, Porto.

Per ulteriori informazioni sulla mostra e materiale fotografico:
Silvia Pichini responsabile comunicazione
press@galleriacontinua.com
mob 347 45 36 136

Immagine: Chen Zhen

Inaugurazione sabato 27 febbraio 2010, 18-24

Galleria Continua
Via del Castello 11, San Gimignano (SI)
da martedì a sabato, 14-19
ingresso libero

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