Galleria Continua
San Gimignano (SI)
via del Castello, 11
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Sabrina Mezzaqui e Leandro Erlich
dal 20/9/2008 al 29/9/2008
mar-sab 14-19

Segnalato da

Silvia Pichini




 
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20/9/2008

Sabrina Mezzaqui e Leandro Erlich

Galleria Continua, San Gimignano (SI)

"Mettere a dimora" e' il titolo della mostra personale che Sabrina Mezzaqui propone negli spazi espositivi della galleria: il progetto, oltre a presentare una serie di opere inedite, si propone di attraversare la memoria del luogo restituendo alla platea dell'ex cinema-teatro la sua originaria funzione. Insieme a TeatroValdoca l'artista da' vita a "Con lievi mani", performance teatrale per la regia di Cesare Ronconi. In "Changing rooms" Leandro Erlich simula la costruzione di un ambiente che appartiene al nostro quotidiano ma, una volta superata la soglia, i confini tra realta' e rappresentazione sembrano confondersi: il visitatore si trova proiettato in uno spazio illusorio dove i parametri di percezione risultano alterati e dove il mondo reale si trasforma.


comunicato stampa

SABRINA MEZZAQUI
Mettere a dimora

Con lievi mani , via del Castello, 11, 19.00
performance diretta da Cesare Ronconi del Teatro Valdoca
con Silvia Calderoni, Gaetano Liberti, Muna Mussie su opere di Sabrina Mezzaqui
realizzate da Debora Domenichelli e Patrizia Izzo, musiche Dario Giovannini

Mettere a dimora è il titolo della nuova mostra personale che Sabrina Mezzaqui realizza per gli spazi espositivi di Galleria Continua di San Gimignano. Il progetto, oltre a presentare una serie di opere inedite, si propone di attraversare la memoria del luogo che lo ospita restituendo alla platea dell’ex cinema-teatro la sua originaria funzione, arricchita, in questa occasione, dall’intreccio e dalla sovrapposizione di linguaggi artistici diversi. E’ in questo spazio dunque che l’opera di Sabrina Mezzaqui incontra TeatroValdoca dando vita alla performance teatrale Con lievi mani, per la regia di Cesare Ronconi che si terrà la sera dell’inaugurazione della mostra.

Il Teatro Valdoca rinnova attraverso la collaborazione con Sabrina Mezzaqui il proprio interesse per il dialogo interdisciplinare incontrando l’opera dell’artista e offrendone interpretazione. Uno scritto di Cristina Campo pubblicato nella raccolta “Gli imperdonabili” (Adelphi, 1987) dà il titolo alla performance che il regista introduce con queste frasi: “rompere il cerchio stretto del proprio pensiero; adagiarsi in un luogo artistico altrui; riuscire ad abitarlo con creature adatte a quei segni; restituire l’anima dinamica di ogni opera; riprendere alla fine tutto di nuovo, come in un sogno, dietro al tempo.”
Gli abiti che gli attori indossano e di cui danno interpretazione attraverso la gestualità corporea, la musica e la recitazione, sono realizzati dall’artista con la cifra stilistica che da sempre le appartiene: fiori e foglie intrecciati in mantelli impalpabili, veli diafani di parole tratte da un passo del vangelo, ed ancora, pensieri raccolti durante un cammino si uniscono a formare una fasciatura, mentre i versi di una poesia di Mariangela Gualtieri si dispiegano in delicata foggia di gonna.
La performance sarà eseguita soltanto il giorno della vernice, mentre successivamente ne sarà esposta la documentazione video.

Il titolo della mostra di Sabrina Mezzaqui si offre come metafora di un procedere, di una modalità, di un fare. Mettere a dimora è un gesto, un verbo, un modo di porsi nei confronti del mondo e della vita.
Mettere a dimora è anche una delle nuove opere in mostra: un vocabolario della lingua italiana aperto al lemma “pianta-piantare”, in cui più volte compare “mettere a dimora”. Le tavole illustrate del dizionario prendono vita e, dalle pagine del libro, crescono piante che occupano disordinatamente lo spazio circostante.

Tra i diversi lavori ci sono rimandi sottili: colori, motivi, soggetti ricorrono e si ripetono, ogni opera accoglie in sé l’altra creando una sorta di fluida continuità.
“Con lieve cuore, con lievi mani…”. Una vita pura è interamente ritmata su questa musica leggera… mille punti di fuga verso il regno della bellezza soprannaturale… dove prendere e lasciare sono una sola estasi.” Questo scrive Cristina Campo, questa stessa sensibilità ritroviamo nella ricerca artistica e nelle opere che Sabrina Mezzaqui presenta a San Gimignano.

Sabrina Mezzaqui è nata a Bologna nel 1964, vive e lavora a Marzabotto.
“Attraverso una processualità disciplinare riflessiva e auto imposta, Sabrina Mezzaqui riesce a rivitalizzare e a concretizzare in immagini e oggetti il sostanziale distacco con le parole. Il principio di una lontananza coltivato nelle segrete stanze di un'intimità riflessa nelle scelte di vita e nei periodi di isolamento e di "sospensione", si riverbera in una pratica minuziosa quanto compulsiva di un avvicendamento tra costruzione e decostruzione. In tutto il suo lavoro disciplinato dalle regole non-scritte di un rapporto con il mondo filtrato da una dimensione letteraria e diaristica (come ininterrotta sonorità di fondo) emerge l'incantata concretezza del fare. E della manualità più concentrata e iterativa che seduce per meticolosa adesione all'apparente semplicità di un segno (o di un gesto) calato nella sospensione temporale del rito. Quasi una modalità per esorcizzare l'ineluttabilità imposta dai ritmi esterni ed esteriori e, al tempo stesso, un richiamo evocativo al "sentimento" della memoria”. (da Sabrina Mezzaqui, 2002, Ed. Gli Ori).
Sabrina Mezzaqui ha partecipato a numerose mostre collettive sia in Italia che all’estero, tra le più recenti ricordiamo: The Bearable Lightness of Being-The Metaphor of the Space, a cura di Lorand Hegyi e Davide Di Maggio, Palazzo Pesaro Parafava, Venezia, (2008); Mediterraneo 2008-Perna Foundation, a cura di Manuela Annidali, Villa Rufolo, Ravello, (2008); 15° Quadriennale d’arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma, (2008); Gli artisti della collezione ACACIA, Palazzo Nicolosio Lomellino, Genova, (2008); Micro-narratives, Tentation des petites réalités, a cura di Lorand Hegyi, Musée d’Art Moderne, Saint-Etienne (F), (2008); Libero libro d’artista libero – IV Biennale del libro d’artista, a cura di G.Maffei e E.De Donno, Spoleto-Foligno, (2008); Una storia privata. Fotografia e arte contemporanea nella collezione Cotroneo, Museo Carlo Bilotti, Roma, (2008); La parola nell’arte, MART-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Rovereto (TN), (2007); Italian Genius Now, a cura di Marco Bazzini, Museum of Fine Arts, Hanoi (Vietnam), (2007); Artempo – Where Time Becoms Art, Palazzo Fortuny, Venezia, (2007); Apocalittici e integrati, a cura di Paolo Colombo, MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, Roma, (2007); Natura e metamorfosi, Urban Planning Exibition Center, Shanghai e Millenium Art Museum, Pechino, e altre sedi, (2006). Tra le ultime personali citiamo infine: Come acqua nell’acqua, a cura di Angela Tecce, Castel Sant’Elmo, Napoli, (2007); C’è un tempo, a cura di Elena Volpato, GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino, (2006); Sabrina Mezzaqui, a cura di Karen Allen e Lee Newman, One Severn Street, Birmingham, (GB), (2005).

Il Teatro Valdoca nasce nel 1983 a Cesena ad opera di Cesare Ronconi, regista, e di Mariangela Gualtieri,drammaturga. Coi primi due spettacoli Lo spazio della quiete (1983) e Le radici dell'amore (1984) Valdoca è presente fin da principio sulla scena europea: sono lavori senza parole, con una cifra stilistica e poetica molto netta. Con Ruvido umano (1986) comincia una ricerca drammaturgica a ridosso della parola poetica, ricerca che avrà piena e matura espressione nella trilogia Antenata (1991/93). Il lavoro pedagogico si apre poi all'incontro con numerosi giovani allievi attori, attraverso una vera e propria Scuola Nomade, che sfocia in due grandi spettacoli Ossicine (1994) e Fuoco Centrale (1995). Parsifal Piccolo (1998) e infine Parsifal (1999), prodotto insieme al festival di Santarcangelo, segnano la prima impegnativa prova di riscrittura di un testo della tradizione. Dal 2004 inizia il percorso di creazione di PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO, un’opera in tre parti, compiuta nel 2005.
Dopo l'esperienza fatta nei due Corsi Europei di Alta Formazione Mariangela Gualtieri e Cesare Ronconi decidono di dar vita al progetto Officina Valdoca, progetto che in questi mesi sta prendendo la sua forma definitiva. Nel 2006 il Teatro Valdoca debutta con Misterioso concerto, in cui i versi di Mariangela Gualtieri si intrecciano alla musica dal vivo di Dario Giovannini e, nella versione a trio, alle azioni performatiche di Muna Mussie. Sempre nello stesso anno escono in libreria Senza polvere, senza peso, raccolta di versi di Mariangela Gualtieri edita da Giulio Einaudi e Sermone ai cuccioli della mia specie (l’arboreto edizioni). Il 2007 vede Cesare Ronconi impegnato in diversi progetti speciali far i quali: Lato selvatico (progetto installativo realizzato in collaborazione con la Facoltà di Architettura "Aldo Rossi" di Cesena per Itinerario Festival) e Tre visioni leggere (progetto presentato ad Arte Sella con testo inedito di Mariangela Gualtieri e la partecipazione di tre attori della Trilogia: Silvia Calderoni, Gaetano Liberti e Muna Mussie). Mentre Mariangela Gualtieri è impegnata nell'ideazione del progetto PORTAR BENE. A febbraio 2008 è uscito in libreria il cofanetto contenente LIBRO e FILM della trilogia PAESAGGIO CON FRATELLO ROTTO edito da Luca Sossella editore. Nel 2008 la Compagnia presenta la prima e la seconda parte del progetto Sacrificale: suono + vuoto + eco, e allestisce diversi progetti speciali, fra questi ricordiamo Notte trasfigurata, spettacolo tenutosi a luglio presso le Crete Senesi insieme a Danio Manfredini.
Teatro Valdoca - via Aldini, 26, 47023 Cesena - info@teatrovaldoca.it - http://www.teatrovaldoca.it

Con lievi mani
via del Castello, 11, sabato 20 settembre 19.00
performance diretta da Cesare Ronconi del Teatro Valdoca
con Silvia Calderoni, Gaetano Liberti, Muna Mussie su opere di Sabrina Mezzaqui
realizzate da Debora Domenichelli e Patrizia Izzo, musiche Dario Giovannini

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LEANDRO ERLICH
Changing rooms

Galleria Continua è lieta di annunciare il nuovo progetto espositivo per la sezione One Year Project: un percorso di sale e corridoi all’interno della galleria destinato ad accogliere installazioni site specific che restano visibili al pubblico per la durata di un intero anno.
Dopo le partecipazioni di artisti come Nedko Solakov e Daniel Buren, è l’argentino Leandro Erlich ad intervenire in questa area con il progetto Changing rooms. Contemporaneamente, nello spazio espositivo dell’Arco dei Becci sarà allestita una sua mostra personale.

Presentato ora per la prima volta in una galleria in Italia, Erlich è considerato una delle figure di maggior rilievo del panorama artistico internazionale. Si impone giovanissimo all’attenzione del pubblico: nel 2001 viene chiamato a Venezia per rappresentare il suo paese alla 49° edizione della Biennale. Subito dopo, seguono le Biennali di Istanbul, Shanghai e São Paulo. Nel 2005, Maria de Corral lo invita nuovamente a prendere parte alla Biennale di Venezia e, l’anno successivo, il Macro di Roma gli dedica un’ampia mostra.

Spaesamento, ambiguità, sconcerto percettivo, queste sono le sensazioni che suscitano le opere di Leandro Erlich. L’artista, partendo dal presupposto della compenetrazione tra realtà e apparenza, crea luoghi dai margini incerti. Il punto d’osservazione è continuamente sottoposto a giochi di inversione (interno/esterno, alto/basso, dentro/fuori) così da creare immagini che innescano nell’osservatore sensazioni illusorie. Attraverso questa trasgressione dei limiti, l’artista si interroga sull’assolutezza delle regole e sulle istituzioni che le convalidano e propone come alternativa la dimensione temporale della narrazione e il potere immaginifico della creazione artistica.

L’artista utilizza materiali e strumenti diversi che spaziano dalla fotografia alle installazioni ambientali di respiro scenografico. Più volte nelle sue opere si rintracciano riferimenti cinematografici; Erlich non nasconde la sua stima per registi come Hitchcock, Polanski, Lynch che, come sostiene, “hanno fatto uso della quotidianità come scenario per realizzare la finzione ottenuta attraverso il sovvertimento psicologico degli spazi quotidiani”.
Anche in Changing rooms l’artista simula la costruzione di un ambiente che appartiene al nostro quotidiano ma, una volta superata la soglia, i confini tra realtà e rappresentazione sembrano confondersi: il visitatore si trova proiettato in uno spazio illusorio dove i parametri di percezione risultano alterati e dove il mondo reale si trasforma.

Nello spazio espositivo dell’Arco dei Becci, Leandro Erlich espone tre maquette: Tower (2008), Carrousel (2008), Elevator (2008). I modellini riproducono in scala alcuni importanti progetti che l’artista realizzerà nei prossimi mesi in Europa. Carrousel sarà infatti presentato nell’ambito della Biennale di Liverpool che inaugura in concomitanza con “Changing rooms”, mentre Elevator sarà visibile a partire da novembre presso il Museo Reina Sofia di Madrid dove l’artista è stato invitato per una mostra personale. Conclude il percorso espositivo Cadres dorés, un gioco di specchi fittizi e di mancate riflessioni che ancora una volta mette in discussione il rapporto tra spazio reale, rappresentazione e illusione.

Leandro Erlich è nato nel 1973 a Buenos Aires, Argentina. Vive e lavora tra Buenos Aires e Parigi. 
Esordisce con una mostra collettiva nel 1991 ma la svolta arriva qualche anno più tardi, nel 1999, quando vince una borsa di studio negli Stati Uniti. L’esperienza a Houston si rivela fondamentale nel suo percorso artistico, qui realizza Swimming Pool, l’opera che espone in occasione della sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia e che fa parte oggi della collezione permanente del 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa: un cubo ricoperto da un sottile strato si plexiglas sul quale scorre un velo d’acqua. L’interno della piscina risulta in questo modo percorribile come se fosse un gigantesco acquario.
Nel 2001 espone presso El Museo del Barrio, di New York e arriva nel 2003 a Barcellona al Centre d’Art Santa Monica con El Ballet Studio. Nel 2004 partecipa alla Nuit Blanche a Parigi. Nel 2005 è presentato a Le Grand Café - Centre d’Art Contemporain di Saint Nazaire, in Francia e al Macro di Roma. Nel 2006 è presente alla Echigo-Tsumari Art Trienal in Giappone.
Numerose le importanti Biennali d’arte contemporanea a cui è stato invitato: I Bienal de Artes Visuais do Mercosul, Porto Alegre, 1997; Whitney Biennial, New York, 2000; VII Bienal de La Habana, 2001; 49° Biennale di Venezia, 2001; III Shanghai Biennial, 2002; XXVII Bienal Internacional de São Paulo, 2004; 51° Biennale di Venezia, 2005.
Nel 1992 vince la Borsa del Fondo Nacional de las Artes, Buenos Aires; nel 1994 la Borsa Taller de Barracas, Fundacion Antorchas, Buenos Aires e nel 1998 partecipa al Core Program del Museum of Fine Arts di Houston in Texas. Nel 2000 grazie al Premio Leonardo, è al Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires; nel 2001 vince il Premio Joan Mitchell Foundation a New York e, nello stesso anno, l’Unesco Prize alla Biennale di Istanbul. Nel 2002 è a Parigi per la residenza d’artista presso la Cité Internationale des Arts e nel 2005 vince Artistes-en-résidence a Les Récollets.
Nel 2008 seguiranno altri importanti progetti espositivi presentati alla Biennale di New Orleans, USA; al PS1 Contemporary Art Center di New York e al Museo Reina Sofia di Madrid. In programma, sempre per questo anno, la partecipazione alla Biennale di Liverpool e a quella di Singapore.

via del Castello 11 e via Arco dei Becci 1, 18.00-24.00


Immagine: Sabrina Mezzaqui

Per ulteriori informazioni sulla mostra e materiale fotografico:
Silvia Pichini responsabile comunicazione press@galleriacontinua.com mob 347 45 36 136

Inaugurazione sabato 20 settembre 2008

Galleria Continua
Via del Castello 11, San Gimignano (SI), Italia
martedi' - sabato, 14-19
Ingresso libero

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