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20/10/2001

De Bruyckere e Mezzaqui

Galleria Continua, San Gimignano (SI)

Due mostre personali. Berlinde De Bruyckere: sin dai primi anni novanta le coperte diventano un materiale ricorrente nelle opere installative e scultoree dell'artista: coperte di lana che coprono e proteggono. La poetica di Sabrina Mezzaqui si esprime invece con materiali semplici, come la carta ad esempio, che un lavoro paziente e minuzioso, un vero e proprio esercizio di concentrazione e dedizione manuale, trasforma.


comunicato stampa


BERLINDE DE BRUYCKERE

Berlinde De Bruyckere (Gent 1964) con opere scultoree ed installazione ha già preso parte a numerose esposizioni sia in musei che in spazi pubblici. In Olanda ha partecipato al progetto Park Wolfslaar a Breda (Shelter 1996), Middelburg's Abdijplein (Het betoverde plein 1999), Sansbeek (2001) ha realizzato inoltre una personale presso la Fondazione De Pont di Tilburg. Numerose le esposizioni realizzate in Belgio tra cui ricordiamo il parco sculture Middelheim (Onschuld kan een hel zijn 1995) ed il Museo van Hedendaagse Kunst di Gent (De Rode Poort 1997)

Sin dai primi anni novanta le coperte diventano un materiale ricorrente nelle opere installative e scultoree dell'artista: coperte di lana che coprono e proteggono. Utilizzate non solo come simbolo di calore e riparo ma anche come richiamo di vulnerabilità e paura, quella paura che crea file striscianti di persone avvolte in coperte, in fuga dal freddo, dalle malattie, dai disastri, dalla guerra.

"Le coperte- afferma Berlinde De Bruyckere- per me sono il simbolo della sicurezza. Hanno un'anima, solitamente con connotazione positiva - ma le uso anche come oggetti negativi - puoi dare così tanto amore e sicurezza a qualcuno fino a soffocarlo impedirgli perfino di trovare se stesso. Mi piace che nel mio lavoro ci sia questa sorta di ambiguità". Vecchie coperte, di tutte le fogge e colori, distese a terra, ammucchiate, disposte tra i rami degli alberi come alloggi provvisori o, come in questa occasione, collocate su letti in ferro e lettini per bambini, riempite e cucite per trasformarle in peluche, costantemente a ricordare la dualità tra amore e sofferenza, tra pericolo e protezione, tra vita e morte.

All'entrata della galleria si è accolti da due figure femminili accoccolate e poste su alti sgabelli. I corpi, modellati in cera e poliestere, sono pallidi e nudi. Lunghissimi capelli realizzati con crine di cavallo scendono giù fino a terra. Ancora una figura femminile, questa volta eretta e isolata, il corpo è completamente nascosto da una coperta dalla quale fuoriescono, livide e magre, le gambe. Sono figure sofferenti che si negano alla vista; le prime opere di questo tipo l'artista le realizza proprio dopo il genocidio del Ruanda (1993-94). Sempre su questa scia si sviluppa un altro ciclo di lavori legati alla casa. L'abitazione come luogo dove ci si può nascondere, restare da soli e pensare. Un guscio protettivo che in certe situazioni di pericolo si è costretti ad abbandonare, portando con sé semplicemente poche coperte che diventano così l'unico rifugio. In questa mostra la casa torna idealmente alla sua forma originaria con pareti e soffitto fatti di coperte imbottite. Il percorso espositivo termina nella sala più ampia della galleria, l'ex platea, dove De Bruyckere colloca grandi strutture in ferro e due cavalli. Le prime installazioni con i cavalli risalgono al 2000. I corpi sono realizzati a fusione e poi ricoperti con la pella stessa degli animali. Le posture sono drammatiche, gli arti contratti, gli occhi scompaiono accentuandone ancor più la vulnerabilità. Completano l'esposizione alcuni disegni e studi di figure: acquerelli, gouache e carboncino su carta ingiallita.


SABRINA MEZZAQUI
Carezze

Sabrina Mezzaqui (Bologna 1964). Tra le mostre personali ricordiamo Esercizi di concentrazione (1996), Galleria Graffio, Bologna; D'arte e d'artificio (1998), Galleria d'Arte Moderna di Bologna; Messaggi inviati (1999) e Il pomeriggio è troppo azzurro (2001) presso la Galleria Massimo Minini di Brescia; Pensieri di sottofondo (2000), Palazzo Tozzoni, Imola, inoltre nel marzo 2002 Le mille e una notte, INOVA, University of Wisconsin-Milwaukee. Tra le numerose collettive ricordiamo On your Own Time (1999), P.S.1 Contemporary Art Center, New York; 3 raume 3 flusse (2000), Hann Munden (D); My Opinion (2001), Palazzo Lanfranco, Pisa

La poetica di Sabrina Mezzaqui si esprime con materiali semplici, come la carta ad esempio, che un lavoro paziente e minuzioso, un vero e proprio esercizio di concentrazione e dedizione manuale, trasforma. Il disegno, il ritaglio, l'origami vanno in questo modo a ridefinire nel lavoro della Mezzaqui il concetto di "decorativo". Le opere attingono spesso a un mondo di memorie, personali o collettive, così come dalla letteratura.

Per questa mostra l'artista propone due opere video. Il brano che segue, tratto da un libro particolarmente amato da Sabrina Mezzaqui, ci svela gli intenti che l'hanno mossa.

"Ci sono molte cose in Place Saint-Sulpice - Molte, se non la maggior parte di queste cose sono state descritte, inventate, fotografate, raccontate o censite. Il mio proposito nelle pagine che seguono è stato piuttosto quello di descrivere il resto: ciò che generalmente non si nota, non viene ricordato, ciò che non ha importanza: quello che accade quando non accade niente, se non il passare del tempo, delle persone, delle macchine e delle nuvole" Tentativo di esaudire un luogo parigino (Georges Perec).

Carezze è uno dei lavori che la giovane artista bolognese presenta in questa personale: una soleggiata giornata di primavera, le nuvole attraversano il cielo creando ora lenti, ora più veloci movimenti d'ombra sui campi verdi e le colline che circondano la casa dell'artista. La telecamera cattura questi passaggi "ed è come se le ombre delle nuvole accarezzassero le forme morbide e sinuose delle colline" (Sabrina Mezzaqui). Venti minuti di riprese proiettate a tutta parete. A terra 3 schermi dove frammenti di cielo in movimento ed uno scorcio di prato continuano a raccontare questo paesaggio. In questa video installazione la Mezzaqui ancora una volta si ferma a registrare minuti dettagli che spesso ci sfuggono. Poggia lo sguardo sulla natura che la circonda riuscendo, attraverso passaggi di luce in tempo reale, a visualizzare lo scorrere del tempo.

Nella stanza attigua l'artista propone un altro video inedito: Fioritura, 13', 2001. Ripetitività di un gesto che riporta indietro nel tempo, fino all'infanzia, quando si giocava ad aprire i fiori per scoprirne il colore. Questa volta le mani sono adulte e ad essere aperto è un papavero: le dita toccano il bocciolo, lo aprono, ne distendono bene i petali, la fioritura è avvenuta.

Entrambe le esposizioni sono visitabili fino al 9 dicembre, mar/dom 15-19 e su appuntamento

Immagine: Sabrina Mezzaqui

Galleria Continua, via del Castello, 11
53037 San Gimignano (Si)
tel. 39.0577.943134 fax 39.0577.940484

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