Accademia d'Ungheria
Roma
via Giulia, 1 (Palazzo Falconieri)
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Istvan Farkas
dal 22/3/2006 al 19/4/2006
10 - 13 e 16.30- 19.30, sabato 16.30 - 19.30 (domenica chiuso)
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Segnalato da

Andrea Cangelli



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Istva'n Farkas



 
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22/3/2006

Istvan Farkas

Accademia d'Ungheria, Roma

Una sessantina fra disegni e acquerelli provenienti dal Museo di Kecskemet e da collezioni private che rappresentano la fase piu' intima del momento creativo del pittore. Una sorta di viaggio introspettivo che sonda e riporta alla luce un mondo interiore animato da difficili convivenze fra sogno ed incubo.


comunicato stampa

Tra sogno e incubo.

In Accademia d’Ungheria i disegni e gli acquerelli del celebre artista della E'cole de Paris, apprezzato da Le Corbusier.

Torna a Roma, con una mostra retrospettiva in Accademia D’Ungheria, l’arte di Istva'n Farkas, considerato il principale pittore ungherese del ‘900, che con le sue opere inquietanti e la sua storia personale tragica e avvincente ha lasciato un segno nelle storia dell’arte fra le due guerre mondiali, il periodo di massimo fermento culturale per l’Europa del XX' secolo.

Dopo l’esposizione delle sue tele piu' celebri al Vittoriano nel 2002, Palazzo Falconieri ospita dal 22 marzo al 19 aprile una sessantina fra disegni e acquerelli provenienti dal Museo di Kecskeme't (Ungheria) e da collezioni private ungheresi e italiane, che rappresentano la fase piu' intima del momento creativo del celebre pittore, una sorta di viaggio introspettivo che sonda e riporta alla luce un mondo interiore animato da difficili convivenze fra sogno ed incubo, passione ed ironia, paura dell’ignoto e commozione per la bellezza piu' semplice e quotidiana.

Tra le opere esposte, l’album “Correspondances", pubblicato nel 1928, composto da 10 pochoirs che ritraggono paesaggi esotici e sottomarini, ognuno affiancato da una poesia di Andre' Salmon. Istva'n Farkas nelle opere grafiche, il cui valore estetico secondo gli storici d’arte contemporanei equivale a quello delle sue opere pittoriche, trasmette attraverso l’immediatezza del disegno l’angoscia dei momenti precedenti il drammatico epilogo ad Auschwitz, l’ansia e lo smarrimento di fronte all’orrore della “soluzione finale" attuata dalle autorita' ungheresi, in accordo con la Germania, nel 1944. Fino all’ultimo istante della sua breve permanenza nel campo di sterminio Istva'n Farkas non ha voluto riconoscere la terribile realta' del suo destino e, rifiutando alcuni espedienti che forse gli avrebbero salvato la vita, si e' trincerato nell’illusione di essere un prigioniero condannato ai lavoro forzati. Lui, sacerdote dell’arte e cultore del bello, amante della vita e della sensualita', artista paragonato a Matisse dai critici dell’epoca, che mal sopportava la sua professione di editore portata avanti per ragioni immanenti, non volle probabilmente calarsi nei panni di vittima sacrificale di un folle disegno, e chiuse gli occhi di fronte all’inevitabile. La stessa fuga che in alcuni disegni e acquerelli si traduce nell’autoironia, lo strumento per resistere alle pressioni della coscienza di una realta' senza via di scampo, o nella contemplazione estatica delle bellezze naturali, della donna, di un ambiente esotico e surreale.

Artista ungherese “francesizzato", Istva'n Farkas apparteneva al movimento d’avanguardia dell’E'cole de Paris (in cui si annoverano anche Chagall, Modigliani, Brancusi, De Chirico), e durante il soggiorno parigino strinse amicizia con l'architetto e collezionista d’arte Le Corbusier, e i poeti Andre' Salmon e Jean Follain. In Francia fu molto apprezzato dalla critica tra il 1925 e il 1932, mentre negli ultimi anni della sua vita in patria non ottenne il dovuto riconoscimento, e venne identificato come artista fautore del decadentismo borghese. In realta' le sue opere non sono riconducibili ad un’ideologia: Farkas e' un pittore esistenzialista, che utilizza i corpi e gli oggetti del microcosmo borghese a cui appartiene trasformandoli in maschere e simboli, ora tragici, ora liberatori, della sua complessa vita interiore. Il mondo della borghesia appare, soprattutto nelle ultime opere, come una realta' al suo inesorabile tramonto. Influenze e suggestioni di espressionismo, surrealismo, cubismo e post-impressionismo si mescolano in uno stile personale e inconfondibile.

E’ negli anni ’70 che le sue opere vengono rivalutate in Ungheria, con l’avvio di un ciclo di esposizioni in Europa e a New York.

Inaugurazione: Mercoledi' 22 Marzo 2006, ore 19

Accademia di Ungheria
Via Giulia, 1- Roma

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