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Non è facile essere ricevuti in una galleria d’arte per mostrare il
proprio lavoro ed ottenere un’adeguata attenzione. Lo scorso anno proposi
a Massimo De Carlo di fare questo esperimento di “investigazione”
artistica: per tre mesi avrei ricevuto tutti coloro che avessero
manifestato un interesse ad esporre nella sua galleria. Avrei visionato
fotografie, letto schede e cataloghi, discusso con gli artisti del loro
lavoro, cercando di comprenderne le ragioni; avvertendo però
l’interlocutore del fatto che il nostro incontro era anche una mia
“opera” come artista — un’opera fatta di informazioni, con una tecnica
ma senza “materia” — correndo il rischio di far considerare il tutto come
una semplice provocazione. Credo di aver svolto il mio compito in modo
sincero e, spero, attendibile. Nel rapporto che segue ho cercato di
mantenere, per quanto possibile, la forma scritta degli appunti,
riportando le mie prime, autentiche impressioni. Assumo così
responsabilità o meriti del suo contenuto.
Giancarlo Norese
«Massimo De Carlo: — Tutti abbiamo bisogno della qualità delle opere. Io
non difenderò mai la mia posizione [di gallerista] di fronte a un lavoro
di qualità. Se un artista viene rifiutato da tutte le gallerie la
possibilità che egli sia un genio misconosciuto è bassissima.
Intervento del pubblico: — Io ho sentito dire che non si riesce a venire
nella sua galleria a mostrare il proprio lavoro.
Massimo De Carlo: — È vero, per sei anni ho visionato [il lavoro di] tutti
gli artisti che mi si presentavano. Non mi è mai capitato di vedere un
lavoro interessante e mi sono accorto che quando un artista ha qualcosa da
dire riesce a farlo sapere attraverso canali vari. Questo è il grande
potere dell’arte…».
(In “Mediazioni: l’arte tra pubblico e il privato”, a cura di Marco
Beltrametti e Ariella Giulivi, Comune di Milano, 1996).
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