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SOUND POLAROIDS_Milano


Scanner & Tonne
Tunnel 3 febbraio 2000

Attorno a Sound Polaroids
Robin Rimbaud aka Scanner

Mi ha sempre interessato la relazione tra il suono e gli spazi architettonici. Gran parte del mio lavoro consiste nella raccolta di suoni ambientali casuali che ci circondano. Anche solo girando questa pagina si producono delle onde radio, una risorsa sonora che può essere utilizzata in modo creativo.
Attraverso la tecnologia stiamo scoprendo una visione nuova con ideali e ideologie innovative che vanno a potenziare i nostri mezzi di produzione e di consumo. A molti che stanno al di fuori del panorama tecnologico la rapidità di tali cambiamenti si presenta come una realtà offuscata, sfuggente e indecifrabile, tanto da ritrovarsi all'oscuro, esclusi dalla trasformazione più importante della loro posizione a livello personale e globale. Attraverso il mio lavoro mi sono impegnato a offrire la possibilità di discutere argomenti diversi, attraverso la gestione, negli ultimi cinque anni, di un digital club per promuovere interazione e dibattiti presso l'ICA, e facendo conferenze in tutta Europa in cui illustro il mio lavoro e le mie idee o semplicemente rilasciando interviste nelle quali smonto le illusioni sulle nuove progettualità culturali che per molti sono una specie di "tecnofobia".

L'avvento della tecnologia digitale ha cambiato i mezzi di produzione che utilizzo e il mio modo di concepire e di agire nel contesto delle Arti Performative. Recentemente ho lavorato con l'artista grafico Tonne nello sviluppo di vari tipi di "Giocattoli Sonori" che permettono ai membri del pubblico da una parte di vedere il rapporto tra il suono fisico e l'azione dell'artista e dall'altra di giocare essi stessi con questi strumenti dei nuovi media per esplorare i limiti della loro espressività e assistere alla dissoluzione della barriera frammentata tra la scena e il pubblico.

Il progetto Sound Polaroids focalizza su punti di importanza sonora e di stimolazione visiva, i ricordi localizzati di una città dal punto di vista di uno straniero. Le immagini vengono fotografate digitalmente e i suoni registrati su supporto elettronico. Nel nostro studio digitale portatile utilizziamo il software per dipingere con il suono e comporre con la luce. I pixel che creano un'immagine sullo schermo possono riprodurre dei suoni: l'asse verticale dell'immagine stabilisce la tonalità, l'asse orizzontale il tempo e l'intensità del volume. Il colore indica la posizione del suono all'interno del campo stereo. L'approccio grafico ci consente di "risentire" le fotografie digitali fatte girando per la città. I "suoni fotografici" vengono poi inseriti in un programma informatico che li trascrive attraverso un sistema basato sul suono stesso. In tale modo si crea un nuovo linguaggio basato sulle alterazioni di tono e di forma, che vanno a riassemblare i frammenti della città in un linguaggio che nasce dai suoi ronzii e vibrazioni.

Il suono e l'immagine che a esso corrispondono dipendono da fenomeni acustici. Il pubblico risponde a/con esso. Non è tanto importante che si capisca come funziona tale tecnologia; ciò che importa è che si comprenda con rapidità in quale modo le sue azioni possono interagire con il lavoro e così facendo riflettere sullo spostamento concettuale che le nuove tecnologie hanno provocato sul nostro modo di concepire le Arti Performative.