Il termine Public Art nasce alla fine degli anni Sessanta per indicare sculture e/o installazioni collocate all'esterno e in spazi pubblici. In particolare tra gli anni Sessanta e Settanta negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Francia e in Germania si parla di Public Art nel contesto di programmi promossi dalle pubbliche amministrazioni ai fini della riqualificazione urbanistica. Ad esempio in Francia la discussione sull'arte pubblica prende avvio con la costruzione delle Villes Nouvelles alle porte di Parigi, dove negli anni Sessanta il processo di edificazione di nuovi quartieri rende attuale la proposta del coinvolgimento degli artisti nella progettazione architettonica, con esiti che spesso si avvicinano a quelli dell'urban design. Accezione questa, di Public Art, che persiste tuttora. Tuttavia il termine, grazie alla sua intrinseca ambiguita', ha assunto una molteplicita' di sfumature e connotazioni che comprendono una vasta gamma di interventi nel pubblico e con il pubblico, tanto che la critica d'arte anglosassone ha coniato anche altre etichette per circoscriverli, come quelle di community art, social art o di arte come servizio.

Se e' impossibile dare un'univoca definizione di Public Art, e forse poco importante, si possono pero' tracciare alcuni parametri di riferimento. Il luogo innanzi tutto: un luogo pubblico appartiene alla collettivita', e' accessibile ad una larga maggioranza di persone ed e' aperto a molteplici modi d'uso e di senso. In esso non si assumono ruoli predefiniti che condizionano la visione, come nel Museo. Ma non e' solo questione di luogo, perche' se cosi' fosse si confonderebbe una possibilita' dell'arte con il design funzionale. Infatti fondamentali sono le funzioni e il ruolo di cui il lavoro intende farsi carico e le modalita' secondo cui instaura un rapporto con il luogo. Si puo' forse dire che un lavoro ha la possibilita' di essere pubblico quando riesce a comunicare contenuti accessibili alla comunita' alla quale decide di parlare e non si ferma a questioni puramente linguistiche. Che vuol dire occuparsi del luogo specifico, della sua storia e memoria, del suo senso, recuperando i valori che la gente gli attribuisce o entrando in contatto con chi quel luogo lo vive, in modo indiretto o diretto, agendo sui significati e/o sulla relazione con la comunita' che lo abita. Senza riferirsi necessariamente con il termine luogo ad uno spazio fisicamente verificabile. Detto questo e' niente, perche' dentro a un complesso intreccio di questioni sociali, storiche, politiche, culturali e di vissuto che danno vita a un luogo, le modalita' di lavoro sono infinite. Presuppongono pero' un'idea di fondo di arte come servizio al cittadino, dove non si allude a una questione di pura funzione, a un servizio puramente utilitario, ma a un servizio in quanto utilizzo diverso del luogo anche sul piano simbolico, affettivo, psicologico.

Spostando un poco il problema, nella critica anglosassone l'idea di servizio ha aperto un discorso sulle possibilita' per l'artista di un inserimento sociale come creatore di servizi, quindi sulla definizione di una figura professionale integrata in un sistema economico/sociale, e si puo' dire anche culturale, ben piu' ampio rispetto a quello dell'arte. L'idea di un community artist, di un artista che lavora a stretto contatto con una comunita' di utenti, e' effettivamente realizzata attraverso programmi di collaborazione tra artisti e scuole, ospedali, centri per anziani e cosi' via, anche se risposte, problemi e linguaggi andrebbero verificati.

Mi sembra in ogni caso interessante interrogarsi sulle possibilita' per l'arte di assumere un ruolo attivo nelle dinamiche culturali e sociali della realta' contemporanea, discutere il senso di quello che puo' essere pubblico e relative questioni, dai rapporti tra etica e estetica alle possibili differenze tra cio' che e' pubblico e cio' che e' sociale, al ripensamento del proprio ruolo di artista o di critico, all'analisi dei margini di intervento e di liberta' nel dialogo con la comunita' e con le istituzioni pubbliche.

In questo contesto, sono stati selezionati una serie di progetti realizzati da artisti italiani e/o in Italia negli ultimi anni che per diverse ragioni sono significativi rispetto a queste questioni.

Ho scelto di presentare una serie di progetti realizzati da artisti italiani e/o in Italia negli ultimi anni che mi sembrano per diverse ragioni significativi rispetto a queste questioni.
Mi sembra inoltre importante sottolineare il fatto che questo Forum e' ospitato in un sito, UnDo, che e' esso stesso un progetto di artisti nato per essere pubblico .

Alessandra Pioselli  

 
Consorzio per la promozione
della ricerca artistica


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