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Ho conosciuto Niki Takehiko, un giovane dai capelli ispidi e neri come i suoi occhi vivaci ed intensi, nel dojo dell'artista giapponese Akira Tatsumura, tre estati fa.
Era appena arrivato dal Giappone, conosceva poco la nostra lingua e nessun italiano.
Frequentandoci ho visto in questi anni crescere il suo lavoro di fotografo.
Mi colpiva questo suo modo di scoprire la città.
Noi sempre piu' avvitati in una realtà cosi' veloce, in un frenetico zapping tra le cose da fare, da perdere di vista anche il luogo in cui viviamo.
La Milano riproposta da Niki e' completamente diversa dalla mia quotidianità.
Una città che mi appare come avizzita, ripiegata su se stessa, nel balletto dei movimenti nevrotici ed assordanti della rincorsa continua del business e dell'efficienza a tutti i costi. In breve, una metropoli nevrotica e financo piccola, quando torni dagli ariosi e rispettosi spazi di una Parigi o di una Londra.
Con stupore ho riscoperto la magia di questa città e perche' no, anche di un suo lato mistico, nelle immagini di Niki.
Un modo di raccontarla in una dimensione quasi da sogno, per noi che corriamo; ma, invece attento agli spazi ed al descrivere innamorato e puntuale, quasi fosse un Goethe o uno Stendal dagli occhi a mandorla.
Un modo antico di raccontare, di soffermarsi, di meditare su cio' che ci circonda e di cui facciamo parte.
Sono un invito alla riflessione, a rapportarsi in un modo piu' profondo alle cose ed alle persone.
Alcuni pensano che in talune immagini ci sia l'aiuto di una rielaborazione digitale, per ottenere questi effetti ''miracolosi'', come nel caso della Madonnina del Duomo che appare imperiosa in controluce sulla luna piena che fora le nuvole grigie.
Si tratta ovviamente di tutt'altro. È come se le immagini andassero verso di lui, come se quella particolare situazione che si andava creando fosse li' proprio per essere colta da lui.
Il cavalletto trovato abbandonato per strada con l'aggiuntiva coincidenza di avere dietro con se' un teleobiettivo potente, ha fatto si' che quell'immagine potesse essere fissata alle 19 di quella sera, ora diventata anche per noi magica, in quello scatto. In un'altra ancora la luce, scoperta in stampa, irraggiante dalla Madonna, ne e' un altro esempio.
Ma non voglio svelare altri segreti per non togliere a lui la voglia di raccontarli, assieme ai suoi modi di vedere questa città, che sta ritraendo ora, catturando nelle sue strade giovani e giovanissimi che la abitano. Ma potete scommetterci che la sua capacità di coglierli, passerà attraverso le ''divise'' che sempre piu' li appiattiscono in un rappresentarsi estetico per bande o clan d'appartenenza, per far emergere attraverso i volti quella singolarità e unicità che ognuno di noi possiede e del cui valore dobbiamo riappropriarci tutti.
Questa mostra, la seconda nello spazio del MAMACafe', e' una contaminazione proficua tra questo nuovo locale e il mondo dell'arte. Un motivo per rallegrarsi di questa città che cambia, che fa crescere l'esigenza di punti d'incontro dove oltre alle gioie del palato si puo' gustare del buon jazz, ragionando anche di cose serie e di ritrovare l'arte, resa condivisibile a tutti, appesa alle pareti di un locale pubblico.
Gianni Marussi