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Nato e cresciuto nella città che
negli anni Sessanta
si configura come il più stimolante laboratorio delle avanguardie
italiane, Mondino individua la sua personalissima cifra in un'area prossima
alle operazioni di quegli artisti che in seguito (dopo il 1968) formeranno
il gruppo dell'"Arte Povera". La sua attenzione, vivacissima
e ironica, va ai materiali del quotidiano desunti dal loro contesto "normale"
e spinti a trasformarsi in "opera" quasi in virtù della
loro stessa autocreatività. Nascono così tappeti fatti di
truciolato a costruzione, mosaici di zucchero, quadri dipinti non con pennelli
e colori ma con sementi e cereali, installazioni di pesci essiccati e sculture
di caramella Baratti, con tanto di carta giallina o violetta arrotolata
e infiocchettata ai lati. E più recentemente: figure di arabi ed
ebrei dipinti su linoleum, sultani dell'impero ottomano descritti ad uno
ad uno mediante collage di generi alimentari. Tematiche che riconducono
all'orientalismo, e un orientalismo di matrice in fondo classica, ma espresso
con tecniche e modi assolutamente originali, inquieti e devianti. Una sorta
di Pop Art al contrario, che, pur nell'apparenza squillante e iconica, recupera
tanto l'artigianalità del fare quanto i territori anomali, marginali
e defraudati della nostra cultura occidentale, standardizzata e serializzata
e prevenuta. Completa il tutto un'abbondante dose di ironia, caustica o
benevola dipende dalle occasioni e dall'umore. Come è stato ampiamente
dimostrato nelle seguenti esposizioni: alla Biennale
di Venezia nel 1976; all'ARC Musée d'Art Contemporain
di Parigi nel 1978; al Centre National d'Art Contemporain di Nizza nel 1985;
alla Quadriennale di Roma
nel 1986; alla Fondazione Mudima di Milano nel 1990; al Sulthanamet Museum
Topkapi di Istambul nel 1992; un'altra volta alla Biennale di Venezia nel
1993; alla Galleria di Susanna Orlando a Forte dei Marmi nel 1997
e in numerosissime altre circostanze.
Amante delle incongruenze, Aldo Mondino non si smentisce e porta Absolut
Vodka nel deserto, per la precisione nell'antica città carovaniera
di Marrakesch. Perché lì ritrova qualità che inaspettatamente
le assomigliano, e in particolare: "l'equilibrio, la leggerezza, la
trasparenza", come ci conferma lui stesso. | |