Aldo
Mondino


(Torino,1938)



Nato e cresciuto nella città che negli anni Sessanta si configura come il più stimolante laboratorio delle avanguardie italiane, Mondino individua la sua personalissima cifra in un'area prossima alle operazioni di quegli artisti che in seguito (dopo il 1968) formeranno il gruppo dell'"Arte Povera". La sua attenzione, vivacissima e ironica, va ai materiali del quotidiano desunti dal loro contesto "normale" e spinti a trasformarsi in "opera" quasi in virtù della loro stessa autocreatività. Nascono così tappeti fatti di truciolato a costruzione, mosaici di zucchero, quadri dipinti non con pennelli e colori ma con sementi e cereali, installazioni di pesci essiccati e sculture di caramella Baratti, con tanto di carta giallina o violetta arrotolata e infiocchettata ai lati. E più recentemente: figure di arabi ed ebrei dipinti su linoleum, sultani dell'impero ottomano descritti ad uno ad uno mediante collage di generi alimentari. Tematiche che riconducono all'orientalismo, e un orientalismo di matrice in fondo classica, ma espresso con tecniche e modi assolutamente originali, inquieti e devianti. Una sorta di Pop Art al contrario, che, pur nell'apparenza squillante e iconica, recupera tanto l'artigianalità del fare quanto i territori anomali, marginali e defraudati della nostra cultura occidentale, standardizzata e serializzata e prevenuta. Completa il tutto un'abbondante dose di ironia, caustica o benevola dipende dalle occasioni e dall'umore. Come è stato ampiamente dimostrato nelle seguenti esposizioni: alla Biennale di Venezia nel 1976; all'ARC Musée d'Art Contemporain di Parigi nel 1978; al Centre National d'Art Contemporain di Nizza nel 1985; alla Quadriennale di Roma nel 1986; alla Fondazione Mudima di Milano nel 1990; al Sulthanamet Museum Topkapi di Istambul nel 1992; un'altra volta alla Biennale di Venezia nel 1993; alla Galleria di Susanna Orlando a Forte dei Marmi nel 1997 e in numerosissime altre circostanze.

Amante delle incongruenze, Aldo Mondino non si smentisce e porta Absolut Vodka nel deserto, per la precisione nell'antica città carovaniera di Marrakesch. Perché lì ritrova qualità che inaspettatamente le assomigliano, e in particolare: "l'equilibrio, la leggerezza, la trasparenza", come ci conferma lui stesso.