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Sandro Bongiani 13/3/110 8:53 |
Cera una volta Pasolini...
ARTE CONTEMPORANEA/
PENSANDO A PIER PAOLO PASOLINI
Galleria Terre Rare
Via Carbonesi 6
40123 Bologna
rosabiagi@terrerare.net
Link: Terre Rare Bologna
Nella la mostra che si inaugura il 20 marzo prossimo saranno esposte le circa 200 opere pervenute a risposta del progetto aperto nato nel novembre 2009 a cura di Rosa Biagi.
dal 20 marzo al 10 aprile 2010
“C’era una volta Pasolini.. ”La mostra che Terre Rare presenta a marzo 2010 è il punto di arrivo del progetto varato a novembre 2009, incentrato sulla figura di Pier Paolo Pasolini come testimone e simbolo di libertà, per la sua esperienza intellettuale e artistica ma anche, senza soluzione di continuità, nella vita. L’idea-guida del lavoro ha privilegiato forme partecipative e comunicative molteplici .Le opere, circa duecento, sono state create da artisti di diversa esperienza, come anche da persone semplicemente coinvolte dalla proposta (ispirandoci a quello che è uno dei fondamenti della mail art ).. Nei due mesi precedenti la mostra le opere sono state presentate sul web, in circuiti diversificati e non necessariamente codificati come siti destinati agli addetti ai lavori. Nello stesso tempo molte immagini sono state stampate come stickers, pensate come piccole opere d’arte da esporre nelle città prima e durante la presentazione in galleria. L’inclusione di web-art e street art ha rappresentato un passaggio fondamentale e in certo senso centrale del progetto, ispirato di fatto alla libertà di espressione e quindi anche a modalità comunicative non consuete e più aperte rispetto a quelle di un evento artistico tradizionale. Verrà infine prodotto, come catalogo, un cd, con tutti lavori pervenuti, liberamente scaricabili. Quello che è stato pensato come un circuito a cerchi allargati avrà come punto d’arrivo la donazione delle opere all’Archivio Nazionale Pier Paolo Pasolini, sia come naturale collocazione del lavoro che come sua prosecuzione. In sintesi, dall’Archivio e dal suo sito web, i lavori continueranno a mostrarsi e a parlare.
Galleria Terre Carbonesi 6 Bologna tel. 051 2210 13 dal 20 marzo al 10 aprile 2010
Inaugurazione sabato 20 marzo, h.17.30h.
18,00 “niente fiori”, performance di Bruno Cassaglia
catalogo: in galleria.
Autori: Lauraballa, Mr.o, Terrerare, Scarlett & Vincenti, Eugenio Alfano, Altaluna Augelli, Patrizia Battaglia, Giuseppe Bedeschi, Mariano Bellarosa, Lancillotto Bellini, John M. Bennett, Mario Bestetti, Giovanni Bonanno, Enrico Bongiovanni, Anna Boschi, Cecilia Bossi, Narciso Bresciani, Alfonso Caccavale, Patrizia Caffiero, Bruno Capatti, Consuelo Capecchi, Lamberto Caravita, Rita Cardelli, Bruno Cassaglia, Carmela Corsitto, Fabio Coruzzi, Cesare D'Antonio, Gioia Danielis, Mirco De Nicolò, Maurizio De Rosa, Dario Falconi, Daniela Fantini, Salvatore Fellino, Luc Fierens, Mariano Filippetta, Maurizio Follin, Raffaella Formenti, Carlo Gabarino, Teresa Galletti Ranaglia, Alfredo Gioventù, Barbara Gozzi, Veronica Guiduzzi, Pierpaolo Limongelli, Datura Martina Lo Conte, Antonia Lucchese, Diego Luschi, Luce Macbeth, Stefania Malferrari, Daniela Mangini, Chiara Metelli, Virginia Milici, Rita Miranda, Massimo Mollo, Marinella Montanari, Amalia Mora, Linda Pelati, Dott. Porka's, Rossella Ricci, Silvana Ritossa, Claudio Romeo, Valentina Sangalli, Vincenzo Savini, Annarosa Serafini, Angela Signorini, Boris Squarcio, Michele Stuppiello, Antonella Tandi, Sayuri Toki, Mireille Tonti, Andrea Viviani, Carlo Volpicella, Angelo Zilio
orari: dalle 10 all13 e dalle 15.30 alle 19,30 giovedì dalle 10 alle 13 domenica chiuso
rosabiagi@terrerare.net,
rosabiagi22@fastwebnet.itwww.terrerare.net
-PASOLINI VISTO DA GIOVANNI BONANNO
"NON ANDARE VIA" (lettera a Pasolini)
Testo di Giovanni Bonanno
Hai toccato la terra sporca di Ostia,
hai mangiato per l’ultima volta con il carnefice,
che poi ha disfatto i tuoi pensieri
e ne ha fatti cenere.
Non andare,
non andare via,
la tua storia è forse la mia.
Tuo padre dalla finestra di Casarsa
guarda ancora l’orizzonte
e per ricordarti
raccoglie ritagli di giornale.
Solo le formiche ti hanno fatto compagnia.
non andare,
non andare via,
la tua vita è anche la mia.
Nella melma di Ostia
ti hanno incoronato di gramigna
e la vergogna
te la sei caricata addosso
e la porti ancora adesso.
Ormai, solo tu mi fai compagnia,
non andare,
non andare via,
la tua vita è un po’ la mia.
Mi diceva un vecchio
che la vita è breve,
ma cent’anni sono tanti,
per avere cent’anni,
chiudi per un momento gli occhi,
vedrai,
il tempo passa veloce.
Non andare,
non andare via,
la tua vita è anche la mia.
Hai incarnato tutti i possibili tableaux vivants,
prima sei stato sul grembo della madonna di Giotto
e poi ti sei fatto flagellare come nell’opera di Piero.
Hai accettato il martirio di Caravaggio
e ti sei ritrovato solo,
sdraiato su una fredda lastra di marmo,
proprio come nel cristo morto di Andrea.
Solo le mie formiche ti hanno fatto compagnia,
non andare,
non andare via,
la tua vita è la mia.
Volevano frantumare i tuoi pensieri,
perché tu non sei solo poesia,
ma anche vento;
vento che accarezza la verità
e che ancora può far tanto male.
Solo le mie formiche ti fanno ancora compagnia,
non andare,
non andare via,
la tua storia è anche la mia.
Sai, ho toccato anch’io la terra di Ostia
e anche i miei amici sono andati via.
Non andrai,
non andrai più via,
ora la tua vita è anche mia.
Visita:
http://archivioophenvirtualart.blogspot.com/2009/09/arte-contemporanea_05.html
Etichette: Archivio P. Paolo Pasolini , Bologna , Progetto Pasolini , Terre Rare
Segnalato da ARCHIVIO OPHEN VIRTUAL ART DI SALERNO
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Sandro Bongiani 12/3/110 16:59 |
Guglielmo Achille Cavellini
ARCHIVIO OPHEN VIRTUAL ART
Evento:
In mostra una selezione di lavori, denominati Carboni Geometrici, che focalizzano un particolare momento creativo dell'artista. Dal 1968 al 1971, Cavellini sposta la sua attenzione verso la rielaborazione dal gesto purificatore e provocatorio della bruciatura.
Fino al 10/4/2010
Luogo: Milano
Orma Art Gallery
Corso Porta Nuova 3 - Milano
per, informazioni:, giancarlo, zilio, cell., 348/4282666
Inaugurazione: giovedi' 11 marzo dalle ore 18 alle 20
Carboni Geometrici
Omaggio a Guglielmo Achille Cavellini (1914-1990), in collaborazione con l'Archivio Cavellini di Brescia. GAC (così firmava le sue opere, e così amava farsi chiamare), e' stato un famoso studioso e collezionista d'arte astratta europea. In mostra, un'esclusiva selezione di lavori denominati "CARBONI GEOMETRICI" che focalizza un particolare momento creativo dell'artista. Dal 1968 al 1971, GAC sposta la sua sensibilissima qualità pittorica all'interno di prodotti rielaborati dal gesto purificatore e provocatorio della bruciatura. Da opere precedenti, sgorgano opere nuove. Rigenerate dalla forma e dal colore.
Guglielmo Achille Cavellini esordisce negli Anni -40 con disegni e ritratti. I '60, li dedica alla sperimentazione. Alcuni esempi del suo lavoro sono legati a citazioni: vere e proprie rielaborazioni di celebri opere, ne fanno un autentico attore nella -messa in scena- dell'arte. GAC, poi, mette in pratica la teoria dell'Autostoricizzazione: ovvero il fare da se', nel costruirsi attorno l'alone del successo, mettendo in disparte i processi canonici che il sistema utilizza a tale scopo. Non e' un atto di megalomane autorappresentazione, ma l'innescarsi di un processo alternativo. Una rivoluzione all'interno della comunicazione artistica.
Se Andy Warhol lo ritrae, il -geniaccio- gli rende a sua volta omaggio col francobollo "Le Marilyn di Warhol" (1984). L'utilizzo dei materiali di recupero (negli oggetti assemblati, negli intarsi in legno, nei carboni), e' lo strumento del suo operare. Teatrini dove tragicamente si accumulano giocattoli e soldatini sottratti all'uso infantile; francobolli che omaggiano i geni della pittura (Picasso, Le'ger, Matisse, Braque...). Dopo anni di silenziosa attesa - dovuta alla particolare e anticipatrice formula artistica - il lavoro di GAC sta finalmente riprendendo luce e attenzione collezionistica. Lo testimonia, oltre ai CARBONI GEOMETRICI, il settore della mostra dedicato ai lavori creati dagli Anni '40 al 1990.
Per tutta la durata dell'esposizione, lo storico bar Jamaica, luogo caro a GAC dove incontrava amici artisti e intellettuali, ospiterà in collaborazione con Fabbrica Eos alcune sue opere.
Catalogo in mostra.
Cocktail: dalle 20 al Bar Jamaica, Via Brera 32
Uff. Stampa Eleonora Tarantino
orari: da martedi' a sabato 10-13; 16-19
Ingresso libero
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Centro Naz. Fotografia Padova 12/3/110 14:58 |
Padova Aprile Fotografia 2010 Centro Nazionale di Fotografia
Palazzo Zuckermann - Corso Garibaldi, 29
35122 Padova
Tel. 049 8204518/8204530 - fax. 049 8204532
Sito internet: http://cnf.padovanet.it
Padova Aprile Fotografia 2010
6ª edizione
LA FOTOGRAFIA DI CINEMA
11 aprile – 30 maggio 2010
Comunicato stampa
Si è tenuta ieri a Milano la conferenza stampa nazionale per la presentazione di Padova Aprile Fotografia 2010 alla presenza di Andrea Colasio, Assessore alla cultura del Comune di Padova, Enrico Gusella, curatore della rassegna, e Giovanni Chiaramonte, di Ultreya.
Si rinnova anche quest’anno il grande appuntamento con la fotografia d’autore che vede protagonista la città di Padova. Da aprile a maggio torna, infatti, la rassegna internazionale che ha come tema, per questa sesta edizione, “La fotografia di cinema”.
La rassegna fotografica - organizzata dall’Assessorato alla Cultura – Centro Nazionale di Fotografia del Comune di Padova, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – è oggi riconosciuta come una tra le più interessanti a livello nazionale: “Padova – come sottolinea Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune – proprio grazie al Centro Nazionale di Fotografia si è connotata, nel corso di un decennio, sul piano culturale promuovendo l’arte fotografica attraverso una costante e innovativa ricerca che costituisce, oggi più che mai, un unicum nel panorama nazionale”
La rassegna, curata da Enrico Gusella e Alessandra De Lucia, presenta due mostre che ripercorrono alcuni momenti salienti della creazione cinematografica di due grandi cineasti: “Carlo Mazzacurati nelle immagini di Lucia Baldini e Giovanni Umicini” e “Ricordando Krzysztof Kieslowski. Fotografie di Piotr Jaxa”. Il rapporto tra fotografia e cinema sarà in questa occasione indagato sotto luci e profili diversi, considerate le differenti produzioni e i differenti sguardi dei fotografi che ne hanno osservato le forme, scandagliando le riprese stesse dei set cinematografici.
Ad inaugurare la kermesse padovana, sabato 10 aprile 2010 alle ore 18 nella Galleria Cavour, è la mostra “Carlo Mazzacurati nelle immagini di Lucia Baldini e Giovanni Umicini” che presenta scatti a colori ed in bianco e nero dei due fotografi italiani.
La fotografa toscana Lucia Baldini racconta attraverso le sue potenti immagini alcuni momenti del film “La giusta distanza” di Mazzacurati, indagando gli elementi che costruiscono il film: luoghi, attori, troupe e atmosfere. Elabora secondo la propria sensibilità vari livelli di lettura, dando la possibilità ad ogni singolo dettaglio di divenire un tassello del mosaico di immagini in cui si narrano alcune scene del film. La sensazione è quella di entrare in uno specchio e avere contemporaneamente il fuori e il dentro della scena, permettendo in questo modo una lettura più ampia dell’intera esposizione. Sarà, inoltre, presente in mostra una sezione di immagini esclusive del nuovo film del regista, “La passione”, in uscita nelle sale cinematografiche tra qualche mese. Un’anteprima inedita come omaggio alla città di Padova.
Di Giovanni Umicini, fotografo abituato a indagare la normalità quotidiana della strada ed attento osservatore dell’uomo e dell’ambiente nel quale vive e articola le proprie attività, sono, invece, le fotografie di scena che raccontano attori, paesaggio, clima e colore dei set di “Vesna va veloce” (1996) e “La lingua del santo” (2000).
Sono foto spesso scattate tra un ciak e l’altro, con la prontezza a cogliere in un breve secondo una situazione in grado di esprimere l’essenza del momento, sia esso parte del film o della fatica, ed il divertimento nel realizzarlo. Il rigoroso bianco e nero di Giovanni Umicini viaggia con l’anima del film, emoziona e suggerisce, con rispetto, curiosità ed interesse, la ricerca espressiva della situazione.
Il fotografo toscano, ma padovano di adozione, entra in sintonia con la pellicola attraverso un minuzioso lavoro di ricerca, di lettura del copione e di presenza durante le riprese del film, riuscendo così a cogliere l’anima del lavoro che si sta realizzando sul set, presupposto fondamentale per il documento storico che rimane grazie alle fotografie di scena.
La seconda mostra in programma di Padova Aprile Fotografia, realizzata in collaborazione con Ultreya, dal titolo “Ricordando Krzysztof Kieslowski. Fotografie di Piotr Jaxa”, si inaugura venerdì 23 aprile 2010 alle ore 18 nel Museo Diocesano.
L’originale mostra di Piotr Jaxa nasce durante i nove mesi di riprese tra Parigi, Varsavia e Ginevra della trilogia “Tre colori: blu, bianco e rosso”, opera del grande regista Krzysztof Kieslowski, che il fotografo polacco ha documentato fotograficamente.
Jaxa - che si affermò in Svizzera ma mantenne i legami con la sua patria natia tanto che Kieslowski lo scelse come fotografo di scena per l’intera trilogia - con la mostra sul grande cineasta polacco delinea un ritratto integrale del regista, sia in quanto artista, sia come uomo ed amico.
Il nucleo del lavoro è costituito da trenta immagini tratte dal backstage dei film, già esposte nel 1993 nella raccolta “Kieslowski’s colours”, alle quali in questa occasione se ne aggiungono altre che esaltano lo stile, la poetica, la filosofia, l’umorismo e la vita stessa del grande regista. Krzysztof Kieslowski nato a Varsavia nel 1941, visse la prima infanzia e l’adolescenza nella tragedia dell’invasione tedesca e russa e quindi del totalitarismo sovietico. Proseguì i suoi studi, dedicandosi prima al teatro e poi al cinema, nella prestigiosa scuola di film di Lodz, dove conobbe nel 1965 Piotr Jaxa che, oltre collega, gli fu amico fino alla prematura scomparsa.
Nelle sue fotografie, Jaxa, sembra concentrare i dolorosi drammi dei protagonisti delle pellicole nel volto del regista e nella colorata penombra del set in cui Kieslowski mette in scena i tre valori-colori per lui fondamentali dell’epoca moderna: il bianco dell’uguaglianza, il blu della libertà e il rosso della fraternità.
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Scheda tecnica
Titolo: Padova Aprile Fotografia 2010
La fotografia di cinema
A cura di: Enrico Gusella e Alessandra De Lucia
Periodo: 11 aprile – 30 maggio 2010
Mostre e sedi: Carlo Mazzacurati nelle immagini di
Lucia Baldini e Giovanni Umicini
A cura di Enrico Gusella
Galleria Cavour (Piazza Cavour), Padova
11 aprile – 23 maggio 2010
Inaugurazione ad invito, sabato 10 aprile 2010 ore 18.00
Da martedì a sabato 10.00-13.00 / 15.00-18.00
Domenica 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso e 1° maggio 2010
Ingresso mostra € 3,00 intero, € 2,00 ridotto
Ingresso cumulativo: € 5,00 intero, € 3,00 ridotto
Ricordando Krzysztof Kieslowski. Fotografie di Piotr Jaxa
A cura di Giovanni Chiaramonte ed Enrico Gusella
Realizzata in collaborazione con Ultreya
Museo Diocesano (piazza Duomo), Padova
24 aprile – 30 maggio 2010
Inaugurazione ad invito, venerdì 23 aprile 2010 ore 18.00
Da martedì a sabato 10.00-13.00 / 15.00-18.00
Domenica 10.00 – 18.00
Lunedì chiuso
Ingresso mostra € 3,00 intero, € 2,00 ridotto
Ingresso cumulativo: € 5,00 intero, € 3,00 ridotto
Organizzazione: Assessorato alla Cultura
Centro Nazionale di Fotografia
Con il contributo di: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
Conferenze stampa: Giovedì 11 marzo 2010, ore 11.30
Circolo della Stampa, Palazzo Serbelloni
Sala Lanfranchi
Corso Venezia 16, Milano
Venerdì 9 aprile 2010, ore 11.45
Galleria Cavour, Piazza Cavour, Padova
Giovedì 22 aprile 2010, ore 11.45
Museo Diocesano, Piazza Duomo, Padova
Informazioni: Centro Nazionale di Fotografia
Palazzo Zuckermann
Corso Garibaldi 29, 35122 Padova
Tel. 049 8204518/8204530; fax 049 8204532
cnf@comune.padova.it
cnf2@comune.padova.it
http://cnf.padovanet.it
Ufficio Stampa: Studio Pesci di Federico Palazzoli
Via San Vitale 27, 40126 Bologna
Tel. +39 051 269267 – Fax +39 051 2960748
info@studiopesci.it
www.studiopesci.it
Cartella stampa e immagini in alta risoluzione sono disponibili su:
http://www.studiopesci.it/index.php?show=elenco&id=808
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per pietroiusti 11/3/110 9:47 |
per pietroiusti Roma 2010-03-11
L’arte di Cesare Pietroiusti inizia da ragazzo degli anni settanta in un collettivo.Gli anni settanta sono stati archiviati ma è a quegli anni che parte di una generazione si riferisce, o per chiuderci o per aprirci delle possibilità. I due maestri dell’abiura sono stati Massimo D’Alema e Gianfranco Fini, essi hanno preso tutto da quegli anni ad iniziare dalla loro identità politica che dipende da un passato da comunista e da missino, la chiusura e non continuazione di una fabbrica di idee fornisce a questi due signori ed a parte di una generazione che si è ritirata, il mito passato, l’irripetibilità, l’unicità di aver calcato la scena della storia che poi spesso era solo cronaca.Una generazione che ha vissuto il riflusso ideologico, apostoli del quale erano Sofri, Bonito Oliva, Alberoni, ed altri cento.
Parlando della sua ricerca Pietroiusti contestualizza ed usa il tempo ed un momento in cui narra addirittura della sua clandestinità se c’era la transavanguardia, lui era all’opposizione, era viatico ripetere che l’artista debba avere alle spalle anni di lavoro e sicuramente un metodo per procedere.La fabbrica dell’arte di ricerca è stata riaperta, mentre molta avanguardia si era affrettata a salire sul carro del temporaneo vincitore:la transavanguardia, perdendosi, facendo lì una sosta, prendendone gli effetti stupefacenti promessi dal mercato, che però non erano riservati a tutti.L’arte concettuale etichetta che si incolla su troppe cose, ha avuto sostanziali sviluppi è andata avanti? Cos’era e cosa non era? Ritengo che Pietroiusti l’abbia sviluppata ed è tra i pochi veri ed efficaci continuatori.Questa arte continuazione di una linea analitica del pensiero e prassi artistica doveva essere ed è investigazione sullo statuto dell’opera della prassi, inevitabilmente cadendo sul contesto in modo che portò una serie di critiche radicali, catalogate come clima irripetibile di quegli anni.L’età di Pietroiusti lo restituisce come ragazzo e spettatore degli anni settanta ed allora non ancora autentico protagonista, ma come si dice: impara l’arte e mettila da parte.Non è neanche giusto dire così.Ogni epoca storica non è omogenea c’è una lotta al suo interno tra nuovo e vecchio tra rivoluzionario e reazionario.Io sostengo che Pietroiusti sia stato il nuovo ed il rivoluzionario, perché ha inteso che si riprendesse dalle ultime conseguenze da delle risultanze. Il cambio di scena, il salto a piè pari di fatto è stato un sotterfugio, che voleva portare avanti un paradigma diverso ma debole iniziando con l’eliminare una comunità che non lo sostenesse. Ci fù un arte più semplice ed ebbe inevitabilmente più seguito, una teoria alla portata di tutti coloro che avevano almeno conseguito studi artistici o si stavano apprestando a farli, un arte che dipendeva dalle dispense sui maestri del colore, se era stata teorizzata la seconda mano, cioè la scopiazzatura dai maestri.Non era che una bubbola l’idea di Fukuyama di fine della storia, era interesse e lo è ancora, dell’assetto di potere vigente, una forma di imperialismo unitario, il G8 di cui gli stati uniti d’America che perdono la guerra in Afghanistan sono il braccio armato.Mi interrompo ed anticipo che Pietroiusti considera regressione psicotica il marxismo, una sua vulgata, diciamo alla portata di tutti o di qualcuno.Chissa?Io…Si io situo un certo momento della prassi analitica e degli scampoli più riflessivi di Pietroiusti come esempio di ecologia grigia, l’individuo, il socius, l’ambiente, evidentemente l’individuo è dentro un socius e questo è nell’ambiente, ma sostenendone la divisione inizia la pratica l’indagine che nella coppia uomo società, vede solo alcuni settori coscienti, di cosa avvenga veramente nella società, la maggioranza della gente non ne è consapevole; entra in campo il concetto di alienazione. Manneheim reputava il ceto intellettuale unico membro cosciente. Marcuse vedeva negli studenti il soggetto cosciente e perciò rivoluzionario.Anticipo che questa questione che è centrale in Pietroiusti è quella giovin marxiana dell’alienazione rivendicando per sé la non alienazione.Il capitalista per Proudhon-uomo cattivo-subisce anche lui una forma di alienazione è parte di un ingranaggio, chi è costretto a calcolare non usa etica, l’economia e l’etica in regime capitalista non si coniugano, senza cadere, nel dono, nel baratto, nella dissipazione che sono figli dell’idealismo segno del pauperismo, cosciente o incosciente.
Pietroiusti insegna e tra i testi scelti per gli studenti ci sono proprio i-manoscritti economico filosofici del 1844-testo di Marx a Parigi ventiseienne, testo considerato umanistico da Althusser, testo non conosciuto da Lenin ma testo del Maggio francese, sua pietra miliare. Pietroiusti che leggeva i testi di psicologia relazionale negli anni settanta parte dal contributo di Marx alla psicologia, l’alienazione, l’artista sembra confermarcelo.Un altro punto.Il marxiano in Pietroiusti non è la teoria generale, per dirla con Bechtel, in Pietroiusti c’è un intercampo tra la psicologia e l’arte, la psicologia presta all’arte e l’arte presta alla psicologia, un linguaggio.Da qui l’accusa di scientismo.Riprendo cosa ho detto sopra, l’ecologia grigia di Pietroiusti, ha avuto uno sguardo che poi si è ritirato dalla prassi nella clinica psichiatrica ma ne rimane un impostazione tutta ideologica, che apprezzo quando investigando lo statuto dell’arte l’artista ha, aveva, la parola ma ne avverto dopo il crollo del muro di Berlino ed il vissuto della mia generazione-nati nei settanta- che la parola adesso è consegnata ad una forte razionalizzazione che chiede di essere adatti rispetto a come a volte sono i più comuni costumi, le regole, poi via via le gerarchie, meritocraticamente spacciate, vere meritocrazie?L’invenzione dello sgomitare e l’idea della scalata, hanno un antidoto, dire che l’autocentramento, poi la cupidigia, siano cose da clinica, cose nei costumi conosciute che le nuove oligarchie, spesso femminili, riportano al political correct, al buonismo, costrette dal sessismo di Berlusconi e della sua congenie così diffusa nel mondo dell’arte. Siamo nell’idea di governo della sinistra di governo, precarietà, pacchetto Treu, privatizzazioni, guerre imperialiste.Assistiamo ad una sfilata di imprenditori, la cultura e l’economia sono indissociabili, tra le fila di queste nuove oligarchie che conoscono Pietroiusti da trent’anni ci sono pezzi di una generazione che ha seguito D’Alema e Fini.Devi essere qualcuno nella società civile, devi aver fatto con diligenza uno studio universitario.Cosa ti è promesso da queste persone è semplice vivi con loro in un paese normale, vivi così sotto la loro guida in un paese Europeo guidato dalla banca europea che scegli i politici, c’è l’avvallo della confindustria, non ti è nascosto più nulla.Se ogni cosa è collegata come nell’albero che Pietroiusti disegno per la Quadriennale del 1996, siamo ad un rifiuto generalizzato non ne facciamo questione difficile hanno la nuova stella in in America, il PD, sono impresentabili, chiedono anni anestetizzati lo dico di cuore, promettono solo una televisione diversa, Geo e Geo.L’unico modo di prendere la parola è nei pensieri non funzionali?Poco, tanto negli scampoli di alcune posizioni di Pietroiusti forse da chi scrive portate dove Pietroiusti non vuole e nemmeno accetta. Pietroiusti vedrà l’ego e domani la megalomania in questo testo penso che l’economia politica gli dia ragione senza che lui lo decanti.Recentemente Pietroiusti asseriva di apprezzare che l’arte fosse diventata una cosa di massa e penso che ne abbia una prassi del confronto e direzione anche a suo vantaggio di merito intellettuale, un percorso che inizia nel 1992, quando teorizza il concetto di intelligenza centrale e incontra con la sua opera aperta, un pubblico per tanta parte fatto di artisti. Pietroiusti come i socialisti utopisti pensa di riformare il sistema dell’arte, non lo critico, ma non ha perciò mai smesso di riferirsi ad attori autorevoli di questo sistema, che hanno aumentato la loro distanza, probabilmente vivono assediati ed ogni tanto per cultura e ingegno devono fare i conti con un istanza anomala ma riconosciuta.Quando è iniziata la crisi matura della fiducia, quando la bugia liberista degli anni ottanta ha perso colpi e via via i suoi propugnatori hanno perso credito, poi ne sono venuti altri, minimali, ironici ed un po’ meno autocelebrativi, ma questi erano messi al posto giusto, musei, fondazioni, dovevano conservare un valore.Erano stati stipendiati di Flash Art ed adesso servivano al posto giusto, chi li imponeva di cosa scrivere, perché di certi artisti ne era un accumulatore e tesaurizzatore, per rivendersi su cosa aveva investito, non aveva mai smesso di averli al guinzaglio.Il mercato non è meglio della politica delle cattedre, persone che fanno circolare sofisticherie su delle merci, personaggi co-laterali a ciò bounty killer.Il lavoro di Pietroiusti ha abbandonato dei requisiti formali per cui è ancora ricordato, in particolare dei pezzi fotografici, non conosco il fatto di un Pietroiusti che non venda il lavoro artistico ma non è questo il punto.I critici sono passati, dall’usare il sistema pubblico per favorire il peggior privato adesso gli stessi interessi privati eleggono da Flash Art con il beneplacito dell’azionista di maggioranza lor signori critici star.W Teige.Prima sembrava fosse la tri-laterale, adesso si sa è il giro di Flash Art, esempio è la moglie di Pietroiusti che nella rivista ha costruito le sue alleanze veri legami di sudditanza, ridiamo, ideologico formali, a spada tratta per un certo tipo di arte e quindi a favore di certi gruppi d’interesse, circoli, in questo il meno nascosto limite culturale dietro il taciuto sordido interesse.Un pensiero non funzionale…tutta l’arte della transavanguardia invece è interesse comune-di alcuni- che non si ripeta come fenomeno di massa senò non vendono più quei quattro artisti, paragonando con il sommerso, forse dei milioni tra i seguaci di Padre Pio Bonito Oliva.Fantasie?Per uno stesso lavoro lo stesso prezzo!Lavorare tutti lavorare meno non è lo slogan degli artisti, che vogliono lavorare di più vogliono fare più mostre e fare più soldi.Quella di Pietroiusti è una lotta fra mentalità che viene dalla prima lotta che è economica c’è in ciò il promettente Pietroiusti non è d’accordo.Per cambiare l’uomo cambia l’ego, scriveva Ben Vautier.L’ego più grande di tutti è stato quello di un famoso critico non il mio.
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Sandro Bongiani 8/3/110 22:42 |
ARTE/ TEFAF 2010 Maastricht /ARTE CONTEMPORANEA/ TEFAF 2010 http://archivioophenvirtualart.blogspot.com
Fotografie di Bacon alla fiera più prestigiosa d' Europa.
- La Wunderkammer ovvero la «camera delle meraviglie» di principi, re e imperatori, in un padiglione di oltre 15 mila metri quadrati, in uno spazio ubicato nella cittadina olandese di Maastricht. Questa fiera visitabile (dal 12 al 21 marzo) in sole 23 edizioni, Tefaf, è diventata la più importante rassegna di settore a livello mondiale, con nove sezioni che spaziano dall’ antico al contemporaneo.
Michael Hoppen Gallery di Londra esporrà Men Wrestling, New York, una di una serie di fotografie commissionate attorno al 1975 da Francis Bacon e utilizzate dall’artista inglese nato a Dublino come documentazione per i suoi dipinti. Non si sa chi sia l’autore di questi scatti unici che provengono dallo studio dell’artista.
Questa è una delle novità di rilievo di questa rassegna, vi sono le foto «messe in scena» da Francis Bacon (due uomini in lotta wrestling; praticamente i provini fotografici usati dall’artista Londinese per i suoi personaggi dipinti. Bacon dipingeva usando di preferenza i modelli in fotografia piuttosto che osservando il modello dal vero), Queste foto sono già state esposte anche al Metropolitan di New York, alla Tate Britain e al Prado, Si racconta che l’elettricista Mac Robertson amico di Bacon abbia raccolto per anni gli scarti che l’artista regalava o buttava nella pattumiera. Così, per diverso tempo, Mac ha raccolto in modo quasi ossessivo pennelli inservibili, tubetti di colore esausto e persino pallottole di carta buttate dall’artista. Michael Hoppen, abile gallerista e collezionista di fotografie, decise di comprare per una manciata di soldi diversi provini fotografici ; dice: “ sono immagini di uomini seminudi con una cuffia in testa che lottano”. Questi scatti recuperati come scarti nello studio dell' artista ora valgono praticamente un tesoro.
Queste foto come tante altre immagini erano i suoi unici schizzi, perché F. Bacon non amava disegnare partendo dal nulla, dal foglio di carta bianco, ma preferiva indagare la realtà osservando e utilizzando la fotografia come mezzo primario d’indagine. Il volume “The Humain Figure in Motion” di Eadweard Muybridge, grande pioniere della fotografia in movimento, Bacon lo utilizzò spesso per le sue importanti opere. Per certi versi, l’artista londinese non è stato il primo e neanche l’ultimo artista che ha utilizzato la fotografia per creare dipinti o sculture, si pensi a Courbet, a Degas e persino al Neoclassico Ingres. F. Bacon amava rappresentare spesso figure e corpi deformati, scomposti, praticamente sconquassati, diceva: “sono un pittore figurativo e penso che non si possa più fare illustrazione perché la fotografia e il cinema la fanno meglio”. Aveva ragione. Tanta pittura “descrittiva “ di oggi che nasce dalla mimesi non ha più senso di esistere, è semplicemente “anacronistica e inutile. E questo l’aveva capito molto bene anche il grande Bacon.
I primi lavori di Francis risalgono al 1929. Nel 1944, a 35 anni, dopo aver distrutto tutta la sua produzione precedente, Bacon incomincia a dipingere in modo nuovo e personale. Sono del 44 i “tre studi di figure per la base di una crocifissione” che per la prima volta scandalizzano il pubblico per la loro apparenza inquietante. Libero da preconcetti di maniera, proprio in questo periodo incomincia a far affiorare il senso del dolore del vivere, sempre teso su un filo della perdizione. Lui stesso confessava:”la maggior parte delle persone non pensano alla vita. Se riflettessimo, ci accorgeremmo tutti che viviamo nel concime della terra. Il mondo è solo un mucchio di concime , è composto da miliardi di persone che si vantano di essere morte. I morti stanno soffiando nelle nostre narici ogni ora, ogni secondo che inspiriamo, dopo tutto siamo nati per morire”. Questa è la constatazione “tragica” di un grande protagonista del nostro secolo che sentiva l’urgente bisogno di esperire l’animo umano. Diceva: “non passa giorno che non pensi anche per un attimo solo alla morte. Entra in ogni cosa che faccio, che vedo, che mangio; è parte della natura”.L’immagine dell’uomo che ne viene fuori risulta molto deformata, quasi imprigionata e stravolta dal suo stesso esistere. In anni più recenti il senso di disperazione e di angoscia si era placato ed era subentrato il bisogno di allontanarsi di più dal soggetto per poterlo osservare in modo più distaccato. Con gli ultimi lavori i toni dei colori si fanno più bassi e sgradevoli; “quasi come un essere umano fosse passato sui miei quadri lasciando una scia di umane presenze e tracce mnemoniche di eventi passati”, tracce fuggenti al centro di paesaggi indefiniti con figure stravolte e chiuse da strutture spaziali limitanti che escludono ogni diretto rapporto con lo spettatore, che sembrano dissolversi nel nulla, un nulla che coincide con la sua visione precaria che ha dell’uomo. Questo autentico solitario, capace di far emergere i dubbi dell’esistenza non è stato molto amato dalla critica, per certi versi è stato considerato un epigono dell’ultimo Romanticismo. Secondo noi, Bacon è un artista geniale, capace più di altri, di far macerare l’immagine dell’uomo in modo ossessivo fino a decantarla e a sublimarla liricamente. Di certo, la pittura per Bacon non ha più modello da rappresentare, né storia da incarnare; l’artista non ama la narrazione delle cose ma lo svelamento dell’essere, per lui la realtà è solo “illusione momentanea”,una traccia sfuggente e indefinita. Non gli resta altro che fissare l’apparizione insostanziale dell’evento nel suo immediato affiorare. Inoltre, Bacon non chiede perché le cose siano così, egli le vive totalmente per quelle che sono, perchè non crede alla salvezza bensì alla degradazione e alla caduta dell’umanità. Con Francis Bacon l’arte diventa “strumento di verifica trascendentale” capace di mettere a nudo l’esistenza degradante dell’uomo d’oggi e di assorbire e riflettere le ossessioni tragiche che si tramutano in perdizione e dannazione. Giovanni Bonanno
Visita:
Michael Hoppen Gallery http://www.michaelhoppengallery.com/home,mhg,0,0,0,0,0,0,0,0,michael_hoppen_gallery.html
Maastricht:
http://www.tefaf.com/italy/?gclid=COCz7bveqaACFcOT3wodmEbwaQ
Visita Virtuale:
TEFAF 2010/ TAKE A VIRTUAL TOUR
http://www.tefaf.com/media/tefaf09media/virtual/virtual09.html
Archivio Ophen Arte Contemporanea di Salerno |
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giancarlino regista 8/3/110 21:45 |
regista giancarlino Giancarlino Benedetti Corcos è legato a Roma, e ne frequenta le sedimentazioni, gli umori..raccoglitore di lacerti di frasi che organizza in una sfida con dei reading pubblici.Una commediola in un atto solo.Trova i luoghi in cui intrattenerci, precari ripari per la sua delicata invettiva.Non sono solo questo un modo per presentare la sua pittura di cui avremo modo di scrivere.Questi incontri succedutisi da almeno diciotto anni segnano la sua regia.La ricerca dell’altro, il conoscere stando sulla strada è il filtro per una conoscenza estetica intuitiva del mondo che si antepone al metodo di un osservazione partecipata, non è solo un raccoglitore di dati.Un piano approfondito è quello della zona circostante il suo studio a via De Cappellari 86.Andate a trovarlo, dialogateci, osservatelo al lavoro.Questa cura per il rapporto interpersonale, trasformando l’occasione, la conoscenza nell’approfondimento dell’amicizia è sovrinteso dalla sua particolare prassi artistica che lo sta istruendo.Giancarlino è aperto ed in via di correzione è un uomo che non vive di certezze ma cerca eccezioni che non confermano la regola.Certo ha già vissuto almeno due momenti divergenti, la prima giovinezza e la curiosità-mai perduta- gli studi: prima economia, poi architettura.L’arte è il terreno su cui agisce questa scepsi e convivialità festosa che merita di essere conosciuta.L’arte è un mezzo, per creare un socius, l’arte è come produzione capace di produrre il suo consumatore, via, via sempre più sofisticato.Giancarlino è un artista che ha un pubblico.Ripete che questo è il suo punto d’onore, un pubblico e dei suoi collezionisti, al riparo dalla strada maestra su cui si sono avvicendate prima carrozze e poi mezzi motorizzati, sulla strada di Giancarlino la velocità è abolita i tempi sono quelli normali, senza incidenti e corse in ospedale.Nella terza fila dietro ai maestri riconosciuti siede in ombra questo grande artista che lavora in modo incessante fin dal lontano 1972, con l’arte vede e provvede a sé stesso, diventando insegnante d’arte per dei bambini ed ambasciatore dell’arte in ogni momento in cui è presente, quando dorme credo sogni i prossimi quadri. |
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GRUPPO SINESTETICO 8/3/110 21:38 |
Cadavre Exquis VIDEO
Nuovo Cinema Aquila, Roma
Venerdì 12 marzo alle 19
Venerdi 12 marzo alle 19.00 il Nuovo Cinema Aquila presenta Cadavre Exquis VIDEO, un progetto partecipato nato dall’open call lanciato contemporaneamente a Roma, Quito e Parigi: il video, composto da 62 contributi, è il risultato della collaborazione di artisti dell’Ecuador, Italia, Francia, Germania, Spagna, Cile che hanno risposto all’invito. Il video, dunque, tanto nella sua costruzione visiva quanto nella sua presentazione al pubblico si propone con spirito ludico e come attraversamento disciplinare. Dopo il lancio del bando di par¬tecipazione, la prima tappa di presentazione a Quito e la seconda a Roma al Nuovo Cinema Aquila, il video sarà presentato a Parigi.
La presentazione del progetto al Nuovo Cinema Aquila è curata da Bruno Di Marino.
L'iniziativa conferma l'attenzione del Nuovo Cinema Aquila per la sperimentazione e la ricerca sul cinema e le immagini in movimento.
http://cadaverexquisitovideo.blogspot.com/
Cadavre Exquis VIDEO/Cadáver Exquisito VIDEO/Cadavere eccellente VIDEO / Nuovo Cinema Aquila
Cadavre Exquis VIDEO / Cadáver Exquisito VIDEO / Cadavere eccellente VIDEO è un progetto ideato dalla Project Room Arte Actual /FLACSO
e coordinato da María Rosa Jijon, Federica La Paglia e Alexis Moreano.
Cadavre Exquis VIDEO è un video di:
Concetta Modica, Emanuele Napolitano, Silvia Stucky, Jacopo Benci, Edwin Carrera, Alterego, Galo Teràn Chico, Hugo Burgos, Manuel Carrion Hurtado, Lidia Tropea, Gruppo Sinestetico (Albertin, Sassu, Scordo), La familia producciones, (Andrés Ganchala, Robert Cárdenas y Christian Tapia), Ugo Piergiovanni, Haggar, Pablo Encalada Romero, Diego Paúl Villavicencio Ordóñez, Emy Díaz, Elsye Suquilanda, Tomas Astudillo, Daniele Prosdocimo, Myfavouritecolor Enrico Zanetti, Enrico Marcon, Nicola Picogna, Giovanni Bai, Pablo Andres Quartagno, Nicolò Vigna, Ingrid Falk & Gustavo Aguerre, Avelino Sala, Paulina León, Giovanni Zapata, Adelina Ducos, Sybin, Werther Germondari & Maria Laura Spagnoli, Angelo Antonuccio, Pasquale Fameli, Manuela Viera-Gallo, Erich Breuer, Ilenia Zincone, Amparo Ferrari, Conceptinprogress (collettivo artistico), Gastón Ramírez Feltrìn, Micha Otto, Alex Ferraté, Vera León y Pedro Cagigal, Chiara Girolomini, Karla Tobar, Sebastian Zabronski, Juan Zabala, Carolina Redondo, Parus Major, María Amelia Viteri y Colectivo Desbordes de Géner@, Luana Perilli, Benna, Rosa Jijon, Paúl Rosero Contreras, Annamaria Di Giacomo, Patricio Ponce, Eleonora Chiesa, Karina Cortez ,Cyril Aboucaya, Julie Genelin , Francisca Sánchez, Cyril Gauthier, Guillaume Aubry, Laëtitia Badaut-Haussmann, Eugenio Percossi, Alexis Moreano, Estefania Peñafiel Loaiza.
Cadavre Exquis VIDEO
Venerdi 12 marzo ore 19
Nuovo Cinema Aquila – Roma
Foyer
ingresso libero
Info: projectroomaa@gmail.com
cadaverexquisitovideo.blogspot.com / www.arteactual.ec
Ufficio stampa Cadavre Exquis Roma
Rita Salvadei: rita.salvadei@gmail.com / +39 3398954865 |
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tom 8/3/110 16:0 |
Vignette È stato pubblicato il libro di Marcolla dal titolo: “Vignette”.
Questo libro raccoglie un’ampia selezione di opere digitali dell’artista Tomaso Marcolla realizzate assemblando fotografia e computer grafica.
Opere che vogliono essere testimonianza di un percorso creativo nel mondo della satira e dell’umorismo ed affrontano temi di attualità per offrire una lettura ironica su argomenti molte volte tragici.
Alcune di queste vignette hanno ricevuto riconoscimenti a livello internazionale.
Con testi di:
Gianni Sinni
Anna Cordella
Una recensione di Nadine Solano è stata pubblicata sul numero di maggio della rivista d’arte INSIDEART.
Link al libro:
http://www.marcolla.it/libro_vignette/libro_vignette.htm
Link al Blog:
http://trentoblogcommunity.com/tomaso64/
Link all’editore:
http://www.lupoeditore.com/catalogo/varia/vignette-tomaso-marcolla/
Dati del libro:
Titolo: “Vignette”
Autore: Tomaso Marcolla
Editore: Lupo Editore
Anno: 2009
Pagine: 36 a colori
Formato: cm 21 x 24
Prezzo: 18,00 Euro
ISBN: 978-88-95861-39-5
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Guglielmo Greco 8/3/110 9:15 |
Alcohol – Lavinia Exhibition. CasaRita Show Food: Cibo&Arte
Il 12 marzo dalle ore 17, il programma Cibo&Arte di CasaRita Show Food a Taranto, cede il turno a Lavinia, giovanissima artista Tarantina.
La combinazione tra cibo, l’ottimo vino e le culture ad esso collegate, lanciato nel 2007 dal gruppo CasaRita, rafforza particolarmente l’alchimia dei Sensi che ne fa oggi uno dei programmi in assoluto più imitati. Alcohol, nuovo appuntamento della rassegna, prevede la presenza di Angiolino Maule, uno dei produttori, precursori della produzione di vino 100% tutta natura senza sulfiti, accompagnato da un percorso gustativo dopo le 21, motivo conduttore del progetto in sé. Questa esposizione di tele di grande, piccolo e medio formato, trova nel connubio tra il bere responsabilmente e il gusto di (ri)attivare certi sensi, tutto il piacere di esportare una vera e propria filosofia che promuove un linguaggio unico e assolutamente riproducibile anche in altri territori.
Appena diciottenne, Lavinia può e deve essere considerata una scoperta tra gli artisti di nuovissima generazione che rivela, concettualmente e stilisticamente, una verve decisamente personale e riproducibile.
Questo concept artistico di Lavinia, per l’occasione ampliato in site specific ci porta tra sensazioni e mappe immaginali, talvolta oniriche ed evocative che l’abitudine del bere, molto spesso esagerata ed emarginante, si ritrova ad evidenziare e far parlare in stati d’animo e disagi che producono altre forme estetiche e deliranti. A tal punto da indurre a riflessioni e azioni che rivitalizzano nuove iconografie tanto care alla newpop dell’ultima generazione artistica pugliese, immediata e di forte impatto, che non ha certo bisogno di spiegazioni filosofiche e semantiche, fin troppo spesso inutili e forzate.
Nelle opere dell’artista, si leggono sensazioni e pulsioni di piacere estremo (forse erotico) ma anche quelle forme di delirio che, per consequenziali paradossi, traducono altre visioni in contrasti forti e straordinariamente eloquenti. I dipinti di Lavinia (al secolo Del Croce) ci sbattono in faccia tutte le forme di comunicazione e linguaggio visivo che l’argomento promette fin già dal titolo. Lavinia prende foto di persone che conosce, parenti, amici ed altre ancora, le reinserisce in contesti cromatici e compositivi imprevisti, tra bicchieri, bottiglie ed espressioni che rieditano cromatismi ed effetti tanto diffusi dalla manipolazione dell’immagine che la Photoshop generation porta avanti da almeno un ventennio, ingannando la percezione tra fotografia sperimentale e arte digitale. Una percezione che Lavinia sfida abilmente in un’esecuzione tecnica completamente manuale, a dimostrazione che occhio-cuore e mano, non percorrono vite poi tanto separate. E’ sorprendente, infatti, accorgersi che non stiamo osservando lavori di fotopittura artificiali, originati da software e programmi, rifiniti poi, con tecniche ed applicazioni pittoriche tradizionali. Soltanto una volta dinanzi alle tele di Lavinia, ci accorgiamo che il valore del gesto, una volta tanto, prevale sull’arte informatica, producendo risultati affascinanti e carichi di un’altra poetica visiva. Perché vedere la mostra di Lavinia: perché per chi ancora non l’ha mai sentita nominare, ne sentirà di sicuro parlare in seguito come una delle giovanissime artiste di talento ed onestà concettuale. La mostra permane per circa 40 giorni e sarà visibile in orari di apertura di negozio.
Info: casaritafood@libero.it
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GRUPPO SINESTETICO 7/3/110 17:42 |
INTERNATIONAL FLUXHIBITION #4 Gruppo Sinestetico is present :www.grupposinestetico.it
FLUXMUSEUM
INTERNATIONAL FLUXHIBITION #4
Fort Worth, Texas (Usa)
April 1, 2010
Fluxus Amusements
The Fluxmuseum will be organizing an exhibition for exhibit during 2010. This exhibition will focus on fun and games. Works including art, objects, boxes, instructions, performances, scores, ect. are sought that deal with any issue related to fun and games, tricks and puzzles, amusements and diversions.
Subjects might include: any sort of crazy game, trick, magic tricks, strange things to amuse one's self with, disfuntional diversions, perplexing puzzles, etc.
Items become a part of the permanent collection of Fluxmuseum.
A full color catalog will be available when completed.
countries represented in this exhibition:
USA, Spain, Ukraine, Portugal, Italy, Ireland, Denmark, Hungary, Australia & Brazil
Gruppo Sinestetico is present :
see works coming in for show
FLUXMUSEUM
FLUXHIBITION #4
6955 Pinon Street
Fort Worth, Texas 76116
817-944-4000 |
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