SURVIVAL


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La metropolitana da l'opportunità di osservare le persone da vicino, sedute di fronte. Restano storie a cui continui a pensare, costruendo personaggi e trame, senza descrivere per gradi, incorporando modi ed esperienze.
Luogo privo di relazioni reali, di forte impatto emotivo, tutto può accadervi, l'immaginario cinematografico vi si e' ispirato abbondantemente.
Durante lo spostamento da una stazione all'altra, all'interno del convoglio percorribile, l'identità si fa labile, perché nessuno sa chi e` l'altro.
Non a caso, da alcuni anni, profughi, clandestini e altri, si servono di questo luogo per sopravvivere.
I passeggeri hanno ormai memorizzato la cantilena preludio alla richiesta di denaro, come una colonna sonora che accompagna nello spostamento da una stazione all'altra.
Usando modalità analoghe passo per i vagoni con un cartello dove si legge l'indirizzo del sito internet http://www.Undo.Net/survival e dico: - buongiorno signori, scusate il disturbo, alla fine di questo breve viaggio vi chiedo un po' di tempo per visitare il mio sito, grazie -

Applico il metodo profughi offrendo a chi frequenta abitualmente i mezzi pubblici di visitare il mio sito.
Chiedo ai passeggeri del tempo...un tempo, qualcosa che va oltre il gesto passivo che sono abituati ad offrire; e` qualcosa di quasi spirituale, oltre la materia.
Propongo un modo di occupare un tempo libero, diventato un tempo che avanza, percepibile come distrazione.
Nel sito sarà possibile vedere un cut della performance , realtà temporale dilatata nel virtuale, raddoppiamento del vedere. L'estensione della vita reale verso la connessione tecnologica aumenta sempre di più per assurdo chiunque potrebbe,. con le stesse modalità , chiedere soldi attraverso internet.
Se, come principio, l'artista, per la ricerca che conduce tra un luogo e l'altro e` senza fissa dimora, e se, come dice Derrick De Kerckhove, la realtà virtuale e` un'estensione della realtà reale approfitto della possibilità di traslare proponendo un salto di qualità, offrendo un doppio al tempo libero.
Mi soffermo sul modo telematico di comunicare, di percepire in relazione al tempo, dell'immagine virtuale che si aggiunge a quella biologica. E` uno spostamento di comunicazione che avviene all'interno di una locazione mobile, che e` uno spazio di convivenza comune: parte dal contatto fisico, dai corpi che si toccano, dagli odori, dagli sguardi e si allunga nello spazio telematico della comunicazione a distanza. Mettere da parte l'identità consente una comunicazione extra-volto vicina alla comunicazione telematica.
E' frequente nei profughi appena sbarcati, come ci ricordano i media, la perdita di memoria, e` un modo di tagliare con il passato, di approcciare un luogo nuovo, con una diversa complicazione sociale. La condizione dell'artista contemporaneo, non riconosciuto ne dalle istituzioni ne dalla gente comune, e` in qualche modo simile, impossibilitato a raccontarsi, fa della perdita d'identità uno strumento per agevolare il nomadismo.
La performance e` una dispersione di identità, un annullamento della riconoscibilità del singolo individuo. Persona senza volto, senza identità sociale.

Enzo Umbaca


http://survival, ovvero la giungla sotto casa

Se fino al secolo scorso l'idea di viaggio evocava luoghi esotici e lunghi periodi trascorsi lontano da casa, oggi, data la facilità degli spostamenti, le connessioni in rete, la dis-esotizzazione dei paesi lontani, viviamo in una dimensione esattamente opposta. E non è un caso che l'interesse di alcuni artisti si sia spostato verso il vicinissimo, l'ambiente quotidiano, l'esercizio di attenzione per e di sopravvivenza nei luoghi che attraversiamo quotidianamente.
Esiste infatti una tradizione contemporanea che parte dai Surrealisti che si muovevano a caso nella Parigi di inizio secolo e ed è ripresa dagli artisti Fluxus ma soprattutto dai Situazionisti che, sempre a Parigi, praticavano la deriva muovendosi a caso nel tessuto urbano. A partire dall'inizio degli anni Novanta, in un momento di generale ripresa di contatto con la realtà e di fronte a un paesaggio in rapida mutazione, la pratica dell'attraversamento urbano ha ripreso ad essere diffusa sia sulla scena internazionale che in alcune esperienze italiane. Il viaggio a pochi chilometri da casa acquista lo status di esperienza e diventa occasione per interagire con un pubblico casuale che diventa parte attiva nella costruzione del lavoro.
Enzo Umbaca è tra questi. Dall'inizio degli anni Novanta si muove infatti a Milano, individuando tra le maglie di una città che affannosamente si impegna a rendere visibili le sue zone oscure, le situazioni che sfuggono al controllo. Attivando una forma di osservazione partecipata presa in prestito all'antropologia, Umbaca non esita a coinvolgersi in prima persona. Da Vetri da lavare in cui chiedeva ai lavavetri extracomunitari ai semafori di disegnare su dei vetri sporchi di nerofumo coinvolgendoli così nel compiere un'azione non prevista dal loro lavoro, a (Skanderbeg) dove è l'artista stesso che si veste da emigrato albanese e tenta di parlare con i passanti rivolgendo loro domande spiazzanti riguardanti la quotidianità e i pensieri sulla vita, passando per (Implosione) quando con altre persone indossa la maschera di Silvio Berlusconi e gira per Milano confrontandosi con le risposte più disparate, l'artista usa se stesso come dispositivo per attivare reazioni, comportamenti, relazioni. La casualità in questo lavoro ricopre un ruolo centrale: l'artista imposta le coordinate della macchina che mette in moto ma il risultato è sempre un'incognita che prende forma via via nel corso del fare.
Nel caso di Survival Enzo Umbaca gioca una carta delicata e l'emergenza profughi di questi e dei tempi futuri insinua un senso di lieve disagio.
Il lavoro infatti consiste nell'attivazione di un sito internet (http://Undo.net.Survival) la cui promozione è condotta dall'artista stesso che compie un'azione indossando i panni delle persone che chiedono l'elemosina sempre più frequentemente in metropolitana ripreso da una videocamera discreta. L'artista ne imita la tonalità della voce (una cantilena sempre uguale che introduce nella dinamica dell'azione una componente paradossalmente teatrale), ma non chiede denaro quanto attenzione e tempo per visitare il sito di cui espone l'indirizzo. L'intento è l'attivazione di un dibattito sulle possibilità che ha l'artista di interagire con l'ambiente esterno, la società, le strutture.
Ci troviamo di fronte a un cortocircuito in cui si incrociano una pratica arcaica (la questua) con la forma di comunicazione contemporanea per eccellenza quale la rete: convivono così il vicinissimo e il potenzialmente lontanissimo, lo 'sporco', il margine della società con la pulizia del computer. La pratica dell'artista e' a tutti gli effetti una sorta di incursione non autorizzata nel territorio, forse l'unica forma di arte pubblica oggi realmente praticabile perlomeno in Italia e' condivide la clandestinità con chi chiede in metropolitana. L'equazione non è però giocata sul bisogno ma sul ruolo che interpreta chi ha bisogno anche perché i lavoratori clandestini sottostanno a loro volta a delle regole di comunicazione: la metropolitana è il palcoscenico dove recitare la propria parte, un luogo separato per indossare una maschera dove il comportamento standardizzato e ripetitivo volutamente non lascia spazio per capire qualcosa della persona reale. Enzo Umbaca non intende costruire un'icona della propria povertà, né tantomeno provocarsi un'esperienza speciale, ma piuttosto con questo lavoro cerca di stimolare un dibattito sulla condizione contemporanea dell'artista che vive un confronto spesso difficile con l'esterno che stenta a legittimarne a tutt'oggi l'esistenza.

Emanuela De Cecco, maggio 99