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Diario Oreste 2 :
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Mon Sep 20 22:08:53 1999
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Tutti
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Pino Boresta
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DOCUMENTI URBANI RETTIFICATI ( D.U.R. )
Questo progetto consiste nel modificare tutto una serie di materiali cartacei che si trova affisso e non per la città . I materiali rettificati possono essere del seguente tipo:
- Volantini e locandine pubblicitarie di vario genere.
- Avvisi di multe ed avvisi di vario tipo emessi da vari enti.
- Cartoline con affrancatura a carico del destinatario (poi spediti).
- Manifesti elettorali e d’ogni altra sorta,
- Giornali, riviste, cataloghi, libretti e foto vari.
- Inviti, bigliettini, e cartoline d’ogni genere.
- Scontrini di cassa e ricevute fiscali e semplici d’ogni tipo.
- Certificati, attestati, diplomi, lettere, e certificati d’ogni sorta e genere.
- Etc.etc…………….
Tutto ciò per disordinare e creare uno stato di pensiero che provochi uno stato di riflessione altro.
PINO BORESTA
A DOMANDA RISPONDO
Domanda : Che valore hanno per te i materiali che usi nelle tue opere? In che relazione sono con l'ideazione artistica?
Risposta: Quando penso un progetto che ritengo valga la pena di essere realizzato mi occupo immediatamente di come produrlo per poi passare immediatamente alla sua messa in opera, e quindi diffusione.
Solo in un secondo tempo mi preoccupo di acquisire tutta una serie di materiali di documentazione sull'intero lavoro.
In genere l'accumulo documentario continua nel tempo, seguendo il lavoro stesso, pertanto il materiale tende spesso ad essere più ampio e più vario di quello programmato.
Dopo alcuni anni a seguito di una raccolta di materiale il più eterogeneo possibile comincio a presentare nel modo più opportuno (secondo il luogo, l'occasione e mezzi messi a disposizione) il lavoro o parte del lavoro.
La gran quantità e diversità dei materiali acquisiti per ogni intervento mi da modo di presentare lo stesso progetto sempre in maniera diversa adattandolo di volta in volta secondo l'occasione e la situazione in cui lo presento.
I materiali hanno per me il compito, più che il valore, di fare in modo che avvenga un passaggio d'informazione tra colui che ha pensato e realizzato il progetto e coloro che ne fruiscono ai vari livelli.
Quindi ritengo che il valore di scambio dovrebbe essere se non nullo perlomeno molto vicino allo zero.
In che relazione sono i materiali che uso con l’ideazione del lavoro? Sono semplicemente i più adatti per la realizzazione stessa del progetto, dato che tendo a lavorare con tutto ciò che colpisce il mio interesse.
D : Lavori con materiali deperibili? Se si perché?
R : Il fatto che alcuni materiali siano deperibili non è un problema del quale mi preoccupo visto che nulla si può fare contro l'erosione inarrestabile del tempo, anche la Gioconda è condannata a disintegrarsi.
L’idea di lavorare su materiali di precoce e facile deperibilità , è una cosa che mi ha sempre affascinato.
Cosa c'è di più bello, interessante, curioso, etc. di un cubo di ghiaccio che scompare sotto i nostri occhi? O forse è più giusto dire che si trasforma sotto i nostri occhi?
Ebbene ecco cosa vorrei che avvenisse ad ogni mio progetto !… Vorrei che esso si trasformasse ogni volta proprio come avviene al ghiaccio che si tramuta in acqua per poi divenire vapore etc.
Vorrei che anche i miei lavori entrassero in un ciclo magari incontrollato dove potessero vivere a pieno la trasformazione che di volta in volta li originerà in forma e contenuti diversi. Credo che questa sia la grande forza delle idee sulle cose.
D : Che cosa nel prodotto e nell' idea artistica deve secondo te "perdurare"? E in che modo?
R: Quello che deve perdurare in ogni modo è il progetto nel suo aspetto empirico (nel senso pratico d'esperienza) senza tenere conto dell'idea del lavoro che potrebbe secondo i molteplici fattori che lo influenzano e determinano, cambiare di volta in volta.
Ad esempio il mio intento principale è quello di fermare attimi insignificanti della nostra esistenza (colti dal continuo fluire della vita quotidiana) per poi fissarli in modo che ognuno possa su di essi costruire stati di riflessione indipendenti e personali. Ma cosa può perdurare di questo, se non la mia o la vostra esperienza pratica del tutto personale, seppure stimolata da idee altrui?
D: Il tuo lavoro ha delle particolari esigenze d'installazione che vorresti mantenere durante l'esposizione?
R : No!…Io cerco di adattare i lavori e le idee a secondo del contesto sociale in cui sono presentate.
Diversamente non sarei più io a determinare la linea di ricerca, ma verrei troppo condizionato dalle opportunità che si presentano ogni volta, snaturando così la mia naturale opera di ricerca.
Può succedere comunque, in alcune occasioni, che le mie operazioni o progetti abbiano una loro sede naturale che nasce dal tessuto sociale preso in esame di volta in volta.
In oltre ogni occasione espositiva, anche se non indispensabile per il mio lavoro, può in ogni caso divenire sede di raccolta e diffusione di progetti, oppure essere sfruttata ed utilizzata come opportunità per presentare un nuovo lavoro.
D : Quale dovrebbe essere il ruolo del restauratore per l'arte contemporanea?
R: Questa è una domanda alla quale non credo di saper rispondere interamente…
Una cosa è certa, il ruolo del restauratore d'arte contemporanea dovrebbe sicuramente essere diverso da come viene oggi concepito e praticato, come del resto dovrebbe avvenire anche per i critici e curatori troppo ancorati a vecchi schemi espositivi che più non si adattano all'arte sperimentale e di ricerca.
Tutte e tre queste figure pur conservando la loro imprescindibile specificità dovrebbero in ogni modo secondo me abbandonare i vecchi cliscè di riferimento ed avvicinarsi di più alla figura dell’investigatore.
I curatori dovrebbero utilizzare componenti tipiche degli investigatori intraprendenti, mentre i critici quelle degli investigatori analitici, e i restauratori degli investigatori particolarmente informati.
Formando così curatori più temerari, critici più obiettivi e restauratori più informati e scrupolosi.
D : Gli interrogativi che potresti porre ad un restauratore sarebbero di tipo tecnico, etico-metodologico o altro?
R: Gli interrogativi che vorrei porre ad un restauratore sono gli stessi di quelli che porrei sia ad un critico sia ad un curatore e vale a dire oltre a quelli sicuramente di tipo etico-metodologico desidererei da loro una riflessione sul perché
della loro scelta professionale.
Domande di Elisabetta Sonnino (Restauratrice).
Risposte di Pino Boresta (Artista).
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