English Version   8 giugno - 7 novembre 1999
 
   

dAPERTutto/APERT overALL/ APERTO parTOUT/ APERTO überALL

a cura di Harald Szeemann

La nuova Biennale, basata sulla lunga tradizione della propria storia, in una città unica come Venezia, sta ora salpando sulle ali dell'entusiasmo verso nuovi lidi.
Così la Biennale Arte del 1999, alla sua quarantottesima edizione, si inoltra per la prima volta nel territorio dell`Arsenale di Venezia, quasi una città nella città. Se finora si poteva disporre delle sole Corderie, ora si aprono nuovi spazi come le Artiglierie e le Tese, ristrutturate per l'occasione, e i cantieri navali coperti delle Gaggiandre.
Tese e Gaggiandre sono edifici storici, opere attribuite al celebre architetto Jacopo Sansovino (1486-1570).
E' un grande privilegio per la Biennale Arti Visive aprire queste aree, rendere nuovamente possibile l'avventura dell'espansione spaziale. Si realizza così un eccezionale percorso che attraverso le Corderie, lunghe 330 metri, condurrà alle Artiglierie, dalle quali si aprono ampi spazi a disposizione degli artisti, anche se per ragioni di sicurezza non ancora accessibili ai visitatori.
Oltrepassate le Artiglierie e il Deposito dell'Isolino il percorso prosegue costeggiando le grandi darsene arsenalizie, mostrando le testimonianze di un passato operoso (gru, ancore, boe), per raggiungere quindi alle Tese (l'ex deposito legnami), e passando attraverso le tettoie delle Gaggiandre e gli antichi magazzini delle polveri, per concludersi infine ai cancelli dell'ex monastero della Celestia.
Qui lo sguardo si apre sulla laguna, come per suggerire una partenza.
I visitatori saranno collegati con il sito originario della Biennale, i Giardini di Castello, nei quali sorge il Padiglione Italia. E da qui ci si può inoltrare nella città di Venezia, dove una trentina di spazi espositivi ruoteranno intorno all'evento principale con le mostre dei Paesi privi di padiglione.
Grazie a queste nuove zone di esperienza artistica, l'espansione spaziale permette un radicale superamento del predominio dei "white cube spaces", consentendo di disporre di una tipologia espositiva quanto mai ampia.
Ma anche nei contenuti la mostra può assumere una nuova forma. Cade la separazione tra artisti affermati e artisti giovani che venivano inclusi nella sezione Aperto. Padiglione Italia e Arsenale formano ora un tutto unico, ovvero dAPERTutto, APERTO überALL, APERTO overALL, APERTO parTOUT. Venute meno le ragioni che hanno alimentato gli inquietanti interrogativi sul futuro di Aperto, ora proprio lo spirito di Aperto, ora proprio lo spirito di Aperto permea di sé tutta la mostra. Anche ai commissari dei vari Paesi è stato chiesto di selezionare e fare esporre artiste e artisti giovani, o che tali sono rimasti.
La Biennale deve essere un avvenimento vitale, il 1999 non vuole essere l'occasione per una riflessione retrospettiva, ma vuole piuttosto affermare la forza del presente. Nessuno stile particolare deve predominare sulla mostra, che dovrà essere un evento intenso, una Eventstructure fatta ora di gesti grandiosi, ora di situazioni private, quiete. E ogni artista avrà la possibilità di calarsi nello spazio che più sentirà come proprio, anche gli artisti italiani, abitualmente esposti secondo un criterio cumulativo. Aboliti i ghetti nazionali, regnerà nella mostra internazionale il "concorso" aperto.
Mai una mostra internazionale ha registrato un così alto numero di artisti extra-europei, soprattutto asiatici, per provocare il confronto con una storia "altra" rispetto a quella europea e nordamericana. L'Esposizione va dai giovani artisti italiani che sopperiscono alla mancanza di infrastrutture con iniziative di comunicazione multimediale, al giovane asiatico che traduce plasticamente lo shock dell'impatto con i mass media occidentali; dagli omaggi ad artisti da poco scomparsi, fino alle periferie del mondo che subiscono il fascino e l'orrore della globalizzazione. Il visitatore sarà messo a confronto con ciò che gli è familiare e con ciò che gli è estraneo, e verrà posto di fronte a scelte che non sono il risultato di un criterio coerente ma scaturiscono piuttosto da intuizioni ed emozioni.
Naturalmente questa scelta sarà criticata da più parti. Perché non ci sono gli eroi della rivoluzione del '68? Perché tutti i continenti non sono ugualmente rappresentati? Perché gli artisti italiani non sono presentati secondo un criterio di unità spaziale? La risposta per tutte queste domande è semplice e suscita a sua volta domande: perché a partire dal 1970 sono stati esposti quasi sempre gli stessi artisti? Perché ostinarsi a selezionare secondo criteri "nazionali" quando Aperto fu già di per sé un attacco a questo criterio? Questa Biennale è una Biennale di grandi cambiamenti. Lo è anche grazie alle sue precedenti edizioni, allestite da curatori assai diversi tra loro, a al desiderio di superare ogni cinismo.
Gli artisti del presente sono aperti, freschi, positivi, alcuni non esitano a definirsi "giving artists". Essi incarnano un presente vissuto più intensamente, come fosse una dimensione futura, come fosse un futuro che viene proiettato sull'oggi.
dAPERTutto si nutre di questo spirito.
Ecco perchè speriamo che la prima di tutte le Biennali, nonostante i suoi 104 anni di età e i suoi caratteri disparati, possa ripresentarsi al mondo in una veste di giovane madre dalla grazia austera.

   
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