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PROGETTO 22 Simone Berti realizzato da Diego Perrone Il mio lavoro in generale prende le mosse dalla fede che nutro nei confronti dell'incertezza, della condizione dubitativa come strumento di conoscenza. Non esistendo niente di certo, dalle qualità di ciò che percepiamo ai ragionamenti logici astratti, tale fede è anch'essa incerta. Diventa quindi la negazione di una negazione, un cortocircuito. Affermando che non vi sia nulla di certo, ammetto l'esistenza di una certezza. E tutto si capovolge. Il termine credenza viene definito come lo stato soggettivo che si contrappone al dubbio, ma che rimane inferiore allo stato della certezza. Essa è una specie di assenza, di cortocircuito (che già di per sé è la sublimazione di un processo, una impossibilità di operare) sublimato. Secondo Hume, la ripetuta esperienza di successioni di eventi nel passato ci induce a credere che quella successione si verificherà anche in futuro. La credenza, a mio parere, non è altro che pensiero che collassa su se stesso. Viene chiesta la realizzazione di un lavoro nel quale ciò che si percepisce con maggiore forza provenga direttamente dal concetto da me espresso. Ricordo che il vocabolo italiano credenza possiede due significati. Supponiamo di fare delle riprese video di un uomo che cammina all'indietro e poi di far girare il nastro al contrario; quell'uomo sembrerà camminare in avanti. Chi guarda il video (l'ho già sperimentato) non si accorge del trucco, ma percepisce qualcosa di anomalo, di illogico. Sembra quasi che il movimento inciampi su se stesso. Lo stesso si può fare leggendo una frase scritta al contrario e riascoltandone la registrazione capovolta. Il lavoro da realizzare deve contenere questa idea di far sembrare naturale qualcosa che è invece innaturale. Non si possono utilizzare mezzi tradizionali dell'arte (come pittura, scultura, disegno, ecc.) né gli esempi riportati (pur potendo adoperare il video o il registratore audio). |