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Sembra esserci una lacuna precisa tra una definizione selezionata prestabilita e lo status del checchessia. Quest'ultimo conserva i suoi poteri infettivi in ogni caso. Per esempio, se osservato all'interno di un desiderio di identificazione come nel ritaglio fuori contesto della frase "narcisi, gligliacee, checchessia", si coglie che il discorso riguarda i fiori, fiori a bulbo con forma di tromba. Ma poi, l'affinità delle due specie menzionate potrebbe anche essere solo un caso in un inventario a venire ben più vasto, definito in modo frettoloso da quell'accozzaglia di parole che è "checchessia". Potrebbe trattarsi solo di piante, o roba varia, o checchessia... Non proprio qualunque cosa, ma qualcosa che gli assomigli. Allora potrebbe essere giunchiglia o qualche varietà sinonima di fioritura primaverile. A questo punto uno crede di sapere di cosa si sta parlando, ma poi ancora, per i botanici narcisi, gigliacee e giunchiglie sono la stessa cosa, e descriverebbero le distinzioni in modo diverso dal giardiniere di casa. La parte del checchessia rimane un punto dolente e una minaccia in ogni caso. È un meccanismo ingannevole che eclissa ogni presa di conoscenza, ogni certezza acquisita. Qualsiasi cornice culturale. In qualche modo è inaccettabile, e dato come un elemento liberatorio, finisce per essere il nutrimento più scorretto per il pensiero. Ciononostante esso rappresenta un territorio vasto e attraente, ed è qualcosa che ci accade di continuo. Mi immagino quella sfida mentale imposta dal regno del checchessia e provo a condividerla appena posso. Il sentiero anarchico per salire sulle intricate altezze della terra del checchessia è piuttosto appropriato per i caratteri comuni. Ma credo che oggi si sia gettati tra i brandelli degli esempi senza bagaglio ideologico e si rimbalzi senza guida per i mari del mondo di checchessia. Ora, ci sono delle guide accanto a cui ogni tanto mi piacerebbe navigare. Cosa sono le guide che prendo? Quando viaggio, le compro tutte le leggo tutte in ogni luogo. Funzionano tutte: la Nuova Zelanda è compatibile con il New Mexico, è una questione di adattamento. Il luccichio dei vermi negli incavi diventa forse quello degli UFO nello spazio. Ecco tutto quello che c'è. Visitando un castello della Loira, è cruciale ascoltare la guida che indica su quale mattonella del pavimento il Duca spirò il suo ultimo fiato, dal momento che nessuno realmente sa nulla, o sapere quanto sono stati pagati gli specialisti giunti per mare dall'Italia per dipingere il finto marmo su tutti i muri di un palazzo da magnate alle Beverly Hills, dal momento che comunque a nessuno importa granché... Che tipo di evento è questo, come potrebbe essere caratterizzato, visto che tutti i componenti sono in qualche modo estranei, ma anche simili? Naturalmente, è estate per tutti, l'estate del 1996 per di più. Cieli che si muovono, rive romantiche del lago, gelati e tramezzini, la seta stampata e il workshop della chiesa vuota con eco insistenti, tutto questo dava l'idea di un paesaggio di atterraggio affinché una non-squadra si scambiasse punti di vista su esperienze intraducibili. La storia funziona come se una guida dal castello sbagliato avesse per errore portato i visitatori, messi insieme da differenti aeroplani mentre andavano altrove, attorno a vedute che lui stesso non aveva mai visitato prima senza neppure notare che quello non era il suo solito castello... E chiedendo a chiunque di disfare i cesti da pic-nic l'ultimo giorno, per il momento della mostra. Questo accade ogni giorno, ed è ancora piuttosto stupefacente. È il momento della mostra, con i narcisi, le gigliacee, checchessia... | ||