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ART. 2, PIAZZA DEL MERCATO DI PORTA PALAZZO, TORINO, 1999
Per tre anni ho vissuto e lavorato a Casablanca e quest'esperienza e' diventata anche il soggetto del mio lavoro. Invitata dal coordinamento a.titolo a realizzare un progetto per Torino, ho ideato Art. 2. Citando l'articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana - elemento che evidenzia il carattere laico dell'operazione - ho seguito le fasi che hanno portato a trasmettere pubblicamente (secondo la tradizione islamica), sulla piazza del mercato di Porta Palazzo a Torino al tramonto del 17 gennaio 1999, la preghiera della riconciliazione che segna la fine del Ramadan (il mese di digiuno islamico). L'azione ha utilizzato gli strumenti del dialogo e della collaborazione con le persone. In tutte le fasi del progetto, una trattativa che ha coinvolto la sfera religiosa (la Comunita' islamica di Torino), politica (l'Assessorato alla Promozione Internazionale della Citta' di Torino) e pubblica (The Gate, un progetto con finanziamenti della Comunita' Europea per la riqualificazione del quartiere), mi sono assunta il ruolo di mediatore per portare a termine una contrattazione che si e' svolta da dicembre 1998 a gennaio 1999 attraverso incontri, telefonate, fax e richieste di permesso.
Come "sito" specifico e' stata individuata la piazza di Porta Palazzo, simbolo dell'immigrazione a Torino e luogo nel quale numerosi musulmani vivono e lavorano. Il progetto dunque si e' svolto in un'area urbana oggi attraversata da presenze che ne modificano strutturalmente la fisionomia. L'azione pubblica e' nata anche dalla necessita' di ripensare la funzione dell'arte. Un progetto che si allontana volutamente dall'autoreferenzialita' dell'ambiente artistico per definire un nuovo rapporto con il contesto sociale e garantendo alla fase di transizione culturale della quale siamo testimoni non una risposta univoca, ma un ampio spettro di problematiche con le quali iniziare inediti percorsi.
Il Ramadan e' un momento importante per i fedeli, vissuto nella realta' Occidentale in forma silenziosa e poco visibile. La sua "amplificazione" ha voluto essere un invito a riconoscerne l'esistenza. La scelta di amplificare un momento religioso e' un segnale simbolico, semplice nella forma, per evidenziare le distanze e i conflitti tra le culture. Il Ramadan che ritma il passare delle giornate, l'alimentazione e la sessualita', diventa il terreno nel quale si consumano le differenze. Tutto, la vita quotidiana come la politica, passa attraverso questo tramite ed e' proprio questo aspetto che mi ha portato, pur conscia delle difficolta' e delle possibili critiche, a orientare la mia operazione in questo e non in altri ambiti culturali.
La problematicita' e' dunque uno degli elementi strutturali di questa operazione.
Quando domenica 17 gennaio ho dato il via alla diffusione della preghiera concludendo il mio progetto, sulla piazza erano presenti un centinaio di musulmani che hanno ascoltato la registrazione e al termine del rito hanno spontaneamente pregato in un luogo pubblico per la prima volta in Italia. La successione dei tempi ha modificato, anche se di pochi minuti, un rito religioso antico. Inoltre sulla piazza si e' radunato anche un piccolo gruppo di donne. Questi dettagli apparentemente irrilevanti ai nostri occhi evidenziano come la convivenza sulla stessa scena di culture e religioni differenti modifichi necessariamente anche una dimensione che a noi pare inflessibile.