Stanley Elkin, The Condominium, 1973
(trad. 1991 Giulio Einaudi edit. To)

(...) Dappertutto venivano su nuove Oakland, N.J., ma questa volta benedette dai soldi, esuberanti, capaci di esprimere un'invisibile volonta' individuale, uno stile specifico ma collettivo che conferiva loro, almeno in apparenza, l'aspetto di feudi e regni americani: un'impresione rafforzata dai festoni appesi lungo i viali d'accesso che, insieme alle bandiere degli stati (una per stato rappresentato nella proprieta'), garrivano al vento in una sorta di sgargiante fanfara, di schioccante panoplia di gi-onfaloni, e creavano un nuovo tipo di patria, quasi una citta'-stato, una citta' medioevale come Siena o Firenze. E non mancava la polizia privata: nelle garitte e in altri bugigattoli simili a cabine telefoniche, piazzate nei punti strategici lungo il perimetro della proprieta', c'erano gli agenti di sorveglianza che, invece di scattare nel saluto militare, sorridevano con deferenza a qualsiasi potenziale acquirente e davano via libera con un segno della mano, come se il cliente godesse i privilegi e le immunita' concesse al corteo funerario o a una sfilata ufficiale. Si'-aveva scritto eccitato -Federale ! Federale ! Isola Tale, Capo Tale, Lago Talaltro: tutto un fiorire di nomi per dare un'identita' alla nuova topografia, disegnata da mine e da ruspe, collaterale allo sviluppo urbanistico. Ah!(...)

(...) In qualita' di bagnino egli aveva un autentico fischietto al collo, un alto segggiolone di legno sormontato da un ombrellone e un certo numero di cremle da sole e di misteriose pomate bianche da spalmare sotto gli occhi e sulle guance come fanno gli indiani coi segni di guerra. Gli asciugamani di tela a disposizione del pubblico, ben piegati e impilati, emanavano una specie di energia luminosa come i tavoli apparecchiati di un ristorante. Premiger aveva in dotazione un paio d'imponenti occhiali da sole e la cassetta del pronto soccorso con bende, cerotti, analgesici, antispastici, sali da fiuto, mercuriocromo, iodio, creme antibiotiche. C'era una siringa con ago ipodermico, Dio ce ne scampi, gia' pronta con la morfina. C'era anche la digitale per il cuore. (...)

Preminger, seduto sul seggiolone, teneva d'occhio la piscina con occhio di falco e prodigiosa attenzione. Sembrava che volasse in elicottero sul Pacifico in cerca di astronauti ammarati o che sorvolasse in aereoplano la tundra dell'Alaska in cerca di superstiti. Ogni tanto passeggiava gagliardo sui bordi in cemento lasciando l'impronta leggera dei piedi bagnati, e talora, accovacciandosi, prendeva un po' di quell'acqua apparentemente azzurra nel cavo della mano, se la portava alla bocca e l'assaggiava con la lingua come i cani, per verificare che fosse clorata a sufficienza. (...)

(...) C'erano balconi come il suo, con le stesse ringhiere. Alzo' prima una gamba e poi l'altra. Senza aver fatto testamento, restò seduto un istante in perfetto equilibrio, poi si sporse lentamente in avanti e si lascio' cadere. Durante la caduta apostrofo' il condominio con le parole della conferenza che stava scrivendo. -Da quale incipit, -boccheggiò, -da quale gene primario della nudita' e' venuto, ansando come un polmone, insistente come le sequenze logiche del battito cardiaco, sillogismi del corpo, il bisogno di avere una scorza, un tegumento, una pelle ? ) -Ma era troppo difficile parlare. La crescente velocita' gli ricacciava le parole in bocca, l'aria gli entrava a forza nei polmoni bloccando il respiro. Allora con grande sforzo, col massimo sforzo della sua vita, si limito' a pronunciare alcune parole isolate. -Gabbia, -urlo'. -Rete. Fossa. Involucro. Sacco. Botola,- ruggi' vincendo la forza di gravita'.- Cella.Cubicolo. Stia. Retino-. Cerco' di espellere l'aria che lo frustava facendogli sventolare il corpo come una bandiera. -Nido,- sbraito'. -Scatola. Lattina-. Cadendo, il corpo sferzava l'aria rendendola ardente come una lingua di fuoco.-Cesso, squitti'.-Fauce! -Ma non potendone piu' perche' la bocca si apriva senza riuscire a richiudersi, nell'istante finale penso' febbribilmente all'ultima parola. "Buco,- penso',-il buco che sto per fare schiantandomi a terra!".